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Era il ’68. Anno di grandi dibattiti nella
scuola e nella società italiana. Anno in
cui molti di quelli della mia generazione
hanno dovuto fare i conti con la politica
e con gli avversari politici che allora certamente
non erano dolci di sale.
Era il ’68 ed io, diciottenne iscritto all’università,
facevo già parte del Direttivo della Democrazia
Cristiana di Baiano. Fu allora che ebbi modo
di conoscere Francesco Tulino, anch’egli
componente del Direttivo della sezione “P.
Foglia”. Persona riservata, schietta, che
emergeva per la sua genuinità. Era solito
esporre il suo pensiero senza peli sulla
lingua e con estrema semplicità, dando prova
di dirittura morale. Non dimenticava mai
di ricordarci che sul simbolo del partito
c’era la croce, come un marchio impresso
sulla nostra coscienza. Ci sollecitava a
mettere in primo piano il messaggio cristiano,
pur nel rispetto della laicità di ognuno
di noi e del partito. “La politicia è fatta
di rettitudine!” ci ricordava continuamente.
“Il bene della collettività viene prima dell’interesse
di parte e del singolo cittadino!” Parole
che hanno lasciato un segno indelebile nella
mia formazione e caratterizzarono fortemente
la mia azione politica quando per alcuni
anni fui chiamato a guidare la sezione di
Baiano. I valori cristiani sono la base della
nostra cultura, della nostra tradizione,
della nostra civiltà e Francesco Tulino lo
sottolineava tutte le volte che il dibattito
si elevava di livello e le discussioni diventavano
vivaci.
Per alcuni anni le nostre strade si separarono
e i nostri interessi presero vie diverse.
Quando seppi che era stato nominato “diacono”,
mi emozionai molto e fui felice per lui.
Fui felice soprattutto per la collettività
baianese, perché il Signore ci aveva dato
un dono importante, un segno del Suo messaggio.
Francesco con la sua profonda fede, con la
sua rettitudine, poteva costituire un esempio
positivo per tutti e degnamente seminare
amore, pace e, come scrisse Sua Santità Giovanni
Paolo Secondo, aiutarci a varcare la soglia
della speranza.
Sono intanto passati altri anni ed oggi,
25 Marzo 2006, il Signore offre alla comunità
un secondo segno della sua benevolenza. Francesco,
in età oramai avanzata, è stato ordinato
sacerdote. E’ stato ordinato sacerdote coronando
un suo sogno di uomo, di padre e di marito,
un sogno che ha le sue radici anche nel ’68!
La comunità intera si è mobilitata per questo
evento, eccezionale nella storia della chiesa,
accompagnandolo con la preghiera vera, spontanea,
sincera, perché Francesco merita la stima
di tutti e con il suo percorso di vita ha
dimostrato che non sempre risponde al vero
il detto “Nemo propheta in patria”, Nessuno
è profeta nella propria patria, come a dire
che difficilmente i meriti di una persona
vengono riconosciuti e apprezzati dai suoi
concittadini. I suoi concittadini, invece,
tutti, riconoscono e apprezzano i suoi meriti
ed hanno gremito le due chiese di Baiano
(Santo Stefano e Santa Croce) per seguire
la cerimonia della sua ordinazione a sacerdote,
celebrata da S.E. Mons. Beniamino De Palma,
Arcivescovo-vescovo di Nola, circondato e
coadiuvato dal gotha della nostra chiesa
e da rappresentanti del clero etiopico.
Come Abramo, dopo aver risposto ad una suprema
prova di obbedienza alla venerabile età di
circa 90 anni, ricevette direttamente da
Dio l’ordine di guidare gli Ebrei, così don
Francesco Tulino ha ricevuto da Dio il dono
di iniziare una nuova vita, una nuova missione.
Saprà certamente rispondere con coraggio
e avrà la forza di guidare, da buon pastore,
il suo gregge fino alla porta del paradiso.
Caro Franceschino, non aver paura! Ogni momento
della tua missione sarà accompagnata dalla
preghiera dei Baianesi.
“Ogni giorno, quando celebrerò la messa e
alzerò il calice con l’ostia consacrata”
hai detto dall’altare, “voi tutti sarete
nei miei pensieri!” Noi ne siamo convinti!
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