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(Presentazione del libro a cura del prof. Francesco Barra, docente di Storia
moderna e contemporanea
nell'Universitą di Salerno.)
Con la consueta perizia storica, ma
anche
con altrettanta appassionata pertecipazione
umana, Pasquale Colucci ricostruisce
la tragica
vicenda di Nicola Litto, il "carabiniere
a pIedi" di Baiano caduto eroicamente
la notte tra il 12 e il 13 febbraio
1936
presso Mai Lahlą, in Etiopia, ad opera
di
una banda di irregolari abissini, che
avevano
assalito in forze il cantiere stradale
della
Gondrand, massacrando una settantina
tra
operai e tecnici italiani. Il tragico
episodio
- sin qui appena ricordato e non sempre
esattamente
ricostruito dalla storiografia sulla
guerra
italo-etiopica - viene per la prima
volta
accuratamente indagato in tutti i suoi
particolari
da Colucci, che offre quindi sull'argomento
un contributo nuovo e un approfondimento
originale.
Documenti ufficiali, carteggi familiari e
cronache giornalisticbe del tempo - tutte
fonti accuratamente investigate, confrontate
e criticamente utilizzate - consentono inoltre
all'autore di restituire l'autentico volto
di questo umile servitore dello Stato, caduto
vittima del dovere.
Al di lą dell'amplificazione retorica che
- con evidenti scopi . propagandistici -
del personaggio fece il regime fascista,
emerge l'umanissima figura di un giovane
meridionale, che - come tanti - si arruola
nell'Arma per farsi un avvenire e costituirsi
una famiglia; che nel 1935 chiede di partire
volontario per l'Eritrea nell'imminenza del
conflitto etiopico non per cercare avventure
eroiche ma, assai pił modestamente, - per
migliorare la sua condizione economica e
poi sposarsi.
Ma questi umanissimi elementi, che emergono
soprattutto dai carteggi intrattenuti dal
carabiniere baianese coi familiari al paese,
non si configurano peraltro assolutamente
- nelle pagine misurate e attente di Colucci
- come un'operazione dissacratorta. Al contrario,
l'ordinarissima umanitą quotidiana del Litto
- fatta di modesta routine di vita di caserma,
di incarichi spesso frustranti e anche di
gravi malattie coloniali contratte in Africa
e che lo ridussero quasi in fin di vita -
non sminuisce affatto l'esito inattesamente
e tragicamente eroico della sua esistenza,
a conferma che l'eroismo non costituisce
una scelta di vita programmata, ma bensģ
la concretizzazione spontanea e quasi obbligata
di un senso innato del dovere. Difatti, quando
accade l'irreparabile, Nicola Litto, pur
potendolo, non fugge, ma sceglie di combattere
fino all'ultimo, sacrificandosi in difesa
degli operai inermi del cantiere Gondrand,
assaliti da forze soverchianti, e presso
dei quali una tragica casualitą l'aveva condotto
a trascorrere la notte.
L'esemplaritą della vita di Nicola Litto
sta quindi, essenzialmente, nel costituire
il paradigma di un'intera generazione di
italiani, che dalle avventure belliche del
regime furono costretti tra il 1935 e il
1945 a pagare un altissimo prezzo umano su
tutti i fronti di guerra e poi nei campi
di prigionia, spesso sacrificando anche la
vita. Nel rappresentare al meglio questa
"generazione perduta" sta appunto
la vera eroicitą di Nicola Litto. |