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D'estate a me piace molto girare per
i campi.
da solo o in compagnia di qualche intimo
amico, per studiare, per leggere o
solo per
distrarmi, quando il ritmo vertiginoso
col
quale io penso e agisco m'affatica
le membra
o mi stanca la mente; oppure per sfuggire
al frastuono della strada dove abito,
o al
calore, che a volte č irresistibile
o all'irresistibile
afa.
Quest'oggi, verso sera, ho preso un
libro
e sono andato fuori dall'abitato, per
la
solita strada, per quella strada che
ho tante
volte percorso per raggiungere i campi
di
mio padre e per tornarmene da essi.
Ho studiato per quasi un'ora, andando
avanti
e indietro e fermandomi laddove qualche
passo
esigeva maggiore concentrazione; poi,
mentre
il sole si nascondeva giā all'orizzonte,
ho iniziato la strada del ritorno.
Non molto lontano dalle ultime case
del paese,
la strada s'incrocia con un canaletto.
che
raccoglie le acque acidule di scarico
di
industrie locali di ciliegie. Questo
canaletto,
chiamato "valloncello" in
gergo
locale, č una diramazione dei "Regi
Lagni".
Quando sono giunto nelle vicinanze
del "valloncello",
ho sentito un lamentėo toccante. Mi
sono
fermato ad ascoltare ed ho capito subito
che si trattava di qualche animaletto
abbandonato.
C'era un mucchio di paglia, ho frugato
ed
ho visto non uno ma ben tre cagnolini,
tre
cagnolini nati certo da pochissimo
tempo.
E' costume del luogo abbandonare a
sicura
morte o, addirittura, sotterrare vivi
questi
animaletti, quando in casa giā ce ne
sono
altri. Orribile costume!
Questi tre cagnolini si lamentavano,
forse
per essere stati abbandonati o forse
per
essere stati separati dalla madre (la
quale,
poveretta, chissā dove e quanto li
stava
cercando!), o forse per il languore
che li
rodeva dentro, a causa del lungo digiuno,
o forse ancora perchč le loro nari
dovevano
sopportare il fetore irresistibile
di quell'acqua
puzzolente e putrida che scorre nel
canale.
Un nodo alla gola ha strozzato il mio
respiro.
Il ritmo del battiti cardiaci č aumentato
velocemente. Gli occhi mi si cono gonfiati,
mentre mi tremavano le mani. Avrei
voluto
prenderli, portarli a casa, curarli,
nutrirli,
allevarli. Non l'ho fatto: perchč?
Perchč
sarei costretto altrimenti a portare
a casa.
ogni giorno qualche animaletto. Ma
giustamente
a casa non tutti la pensano come me,
nč tutti
sono sensibili al dolore e alla sofferenza
degli altri, soprattutto quando gli
"altri"
non sono uomini ma animali!
Fremevo di rabbia nel vedere soffrire
questi
animaletti, segno della ridicola potenza
dell'uomo sul regno animale, minerale
e vegetale!
Sono tornato a casa arrabbiato con
me stesso
per non aver salvato la vita ai tre
animaletti,
con le lacrime agli occhi e con tanta
voglia
di maledire l'uomo, quest'essere tanto
malvagio,
il pių malvagio, il pių crudele, il
pių feroce
degli animali, il pių basso nella scala
dei
valori delle creature che vivono sulla
Terra!
"Invece di lasciarli cosė - mi
chiedo
io - invece di abbandonarli ad una
sicura
morte, ad una morte lenta, soffocante,
straziante,
non sarebbe meglio ammazzarli subito,
senza
farli soffrire?"
Io credo fermamente che gli animali,
eccetto
alcune specie, vivono come noi, vedono
come
noi, mangiano come noi, cosė soffrono
come
noi, gioioscono come noi, si amano
come ci
amiamo noi, hanno un'anima come l'abbiamo
noi. Cos'č dunque che spinge l'uomo
ad infierire
contro gli animali, a spadroneggiare
su di
essi, a sentirsi superiore?
Si dice che gli animali non hanno l'intelligenza,
quell'intelligenza che eleva lo stato
dell'uomo
al di sopra di quello degli animali
Ma quanti
uomini sono inferiori agli animali
proprio
per intelligenza e quanti animali sono
superiori
agli uomini per intelligenza!
Io amo e rispetto gli animali, perchč
mi
sento animale tra gli animali; l'uomo
non
ama nč rispetta gli animali. perchč
si sente
re tra gli animali. Oh miseria umana!
(I6 Agosto I971)
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