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Quel poveretto del mio maestro amava molto
la lettura e voleva per forza insegnarci
a leggere bene.
Appena entrava in classe, prima di
togliersi
il cappello, immediatamente ci invitava
a
ripassare il testo che ci aveva assegnato
per l'esercitazione a casa.
<<Mi raccomando: con la bocca
chiusa!>>
Io cercavo svogliatamente la lettura.
Giravo
una pagina dopo l'altra con molta lentezza
e, quando finalmente la trovavo, prima
della
bocca chiudevo gli occhi. Però fingevo
di
portare il segno con l'indice della
mano
destra, nel tentativo di ingannare
i suoi
occhi che dalla cattedra ci scrutavano
attentamente
come un periscopio.
<<Paolino!>> gridava, facendomi
sobbalzare, allorché s'accorgeva della
mia
finzione.
<<Maestro, io... sto... leggendo...>>
balbettavo arrossendo.
<<Paolino,>> mi diceva
allora
con voce paternalistica, <<devi
mangiare
dieci forni di pane tutti d'un fiato
prima
di poter ingannare il tuo maestro!>>
Dopo aver registrato le assenze dei
miei
compagni, seguiva la lettura con molta
attenzione.
<<Giovanni, leggi!... Mario,
continua!>>
tuonava la sua voce ferrea. <<Attenti
al punto interrogativo! Il tono dell'interrogazione
non lo dovete sottolineare al termine
della
frase bensì già dal pronome. E' lì
che la
voce si prepara... si modula per la
domanda!>>
E giù tanti consigli utili per insegnarci
a leggere sempre meglio.
<<Quando leggete,>> diceva
sempre
con molta convinzione, <<siete
come
attori di teatro, su un grande palcoscenico,
davanti ad un pubblico di intenditori
pronti
ad applaudirvi o a fischiarvi. Dovete
recitare!
Il testo è un copione e va curato in
ogni
sfumatura per capirlo e gustarlo!>>
Andava in estasi quando un alunno lo
deliziava
con una dizione impeccabile.
<<E' un piacere ascoltare leggere
chi
sa interpretare veramente bene un testo!>>
A me, purtroppo, proprio non andava
giù l'idea
di perdere il tempo ad approfondire
una lettura.
Non mi esercitavo mai, nè prestavo
attenzione
alle sue correzioni e ai suoi consigli.
E
poi... i suoi rimbrotti non mi turbavano
affatto; non lasciavano alcun segno
sulla
mia maschera facciale. Rimanevo completamente
indifferente per tutto ciò che di sconveniente
mi strillava!
Mi piaceva molto, invece, imbrattare
le figure
del libro, mentre i compagni ripetevano
la
lettura. Ero un artista nato! Disegnavo
i
baffi sui visi delle femmine, le corna
nei
capelli dei maschi, le pistole e le
spade
nelle mani di tutti e riempivo tutte
le <<o>>
con la penna rossa.
<<La lettura è la medicina dei
bambini!>>
ripeteva continuamente, fino alla noia.
<<Chi
sa leggere bene, bene comprende i testi,
perfeziona il suo modo di esprimersi,
arricchisce
il suo bagaglio lessicale, allarga
l'orizzonte
della conoscenza!>>
Gli brillavano gli occhi quando sottolineava
questi concetti, mentre io sbuffavo
perchè
li conoscevo a memoria per averli ascoltati
mille volte!
<<La cultura è un'arma potente
nelle
vostre mani; vi permette di combattere
i
mali della società, di difendervi dai
mostri
che inquinano le generazioni e di trovare
la giusta collocazione alle vostre
aspirazioni!>>
Aveva proprio ragione. "La lettura
è
la medicina dei ragazzi!" Quando
avevo
mal di pancia, infatti, io rimanevo
felicemente
a letto sotto le coperte. Invece di
prendere
lo sciroppo o di mettere le supposte,
aprivo
un libro e cominciavo a leggere. Dopo
pochi
minuti mi si chiudevano gli occhi e
mi addormentavo
e mi passava il mal di pancia. Vi assicuro
che una bella dormita è veramente la
migliore
medicina! Lo dice sempre anche il medico.
E, poiché la lettura aiuta a conciliare
il
sonno, posso affermare anch'io, con
prove
di ferro, che è la migliore medicina,
con
proprietà curative veramente sperimentate!!!
(giugno 1993)
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