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(SCENA PRIMA )
(Il mattino seguente, verso le ore
8:00.
Don Pasquale sta seduto vicino alla
tavola,
con la testa tra le mani. Davanti ha
un libro
di poesie, aperto. Lo sfoglia. Legge
qualche
poesia. Si sofferma su una in particolare.
La legge in silenzio. Il pubblico sentirà
la sua voce registrata, accompagnata
da una
musica.)
D. PASQUALE: Lasciatemi sognare
Lasciatemi sognare un sogno
che non sia più sogno
ma di un mondo migliore il principio.
Lasciatemi credere
che ogni stella
splenda al di sopra dell'odio
per un atto d'amore;
che la pioggia non sia il pianto
dei defunti per la nostra miseria;
che gli uccelli spazino
tra canti di gioia
in un cielo pulito;
che le mie labbra
io possa rinfrescare
con le acque del Clanio
come facevo da bambino;
che i miei occhi
possano ancora contemplare
gli ulivi della collina
di Gesù e Maria
in un'oasi di pace e di silenzio;
che io possa riveder sorridere
la Natura sullo scheletro della Terra.
Lasciatemi credere che l'uomo
non faccia più guerra all'uomo
per la sua sete insaziabile
di potere;
che ogni capo governi
per la felicità del suo popolo;
che ogni essere libero
valga per il suo pensiero;
che ognuno dia ai figli
quanto i padri hanno a noi dato.
Lasciatemi sognare questo sogno
anche se... è solo un sogno!
Chiude il libro e resta assorto nei
suoi
pensieri. Entra Franco con un vassoio.
Porta
del caffè all'amico. Lo poggia sul
tavolo.)
FRANCO: Pasquà, bevi un caffè. Sei
stato
sveglio tutta la notte.
D. PASQUALE: Grazie. (Beve sorseggiando.)
Come sta?
FRANCO: Ora sta riposando.
(Suona il campanello.)
D. PASQUALE: (Con voce fioca) Franco,
per
piacere vai ad aprire. Sarà il dottore.
(Franco va ad aprire. Entra Orazio.)
ORAZIO: (Inconsapevole di quanto sia
successo
a Mariuccia, finge un comportamento
normale.)
Buon giorno, don Pasquà. (Don Pasquale
non
risponde, né si gira.) Ho portato i
giornali.
(Li poggia sul tavolo. Don Pasquale
continua
a tenere la testa tra le mani. Franco
lo
segue con lo sguardo, senza muoversi,
con
le mani in tasca.) Che mascalzoni!...
Io
nun ce pozzo penzà!!!... (Imbarazzatissimo)
Che coraggio!... Ce vó nu stòmmaco
pe fà
na cosa 'e chesta!!1 (Si accorge che
nessuno
lo degna dell'attenzione.) Dico io:
ce stanno
tante mode pe fà mettere appaùra a
na persona...
D. PASQUALE: (Si alza di scatto facendo
cadere
la sedia.) Tu!...
ORAZIO: (Si mette la mano sul cuore.)
Uh!
Maronna mia!
D. PASQUALE: (Con tono fermo) Tu!...
Hai
finito di fare la sceneggiata? (Orazio
finge
di sorprendersi.) Con quale coraggio
ti presenti
in casa mia?!?
ORAZIO: (Capendo di essere stato smascherato)
Ma... nu capisco...
D. PASQUALE: (C.s.) Nu capisco!...
Vai via!!!...
Uomo infame!!!... Traditore degli affetti
domestici! Tuo padre si starà rivoltando
nella tomba, per il dispiacere che
gli hai
procurato!... (Urlando) FUORI!!!
ORAZIO: (Ha capito che non può fingere
più.)
Don Pasquale, io... io sono stato ricattato!
(In ginocchio, abbracciandogli le gambe)
Chella è gente fetente... Io tengo
'e figlie!
D. PASQUALE: (Respingendolo) E a noi
non
hai pensato, eh? (Gli mette le mani
al collo.)
Non ti affogo per il bene che volevo
a tuo
padre!... Orà, vai via con i tuoi piedi,
prima che io...
ORAZIO: (Con aria costernata) Io nu
penzavo
pròpeto che era chesta 'a sorpresa
che vuléveno
fà!... "Facce sapé quanno 'a signorina
spegne 'e cannele!... Pròpeto quanno
sciòscia!",
me dicettero. "L'amm' 'a fà na
bella
sorpresa!!!" (Piangendo) Io nu
penzavo...
FRANCO: (Prende sottobraccio Orazio
e lo
accompagna verso la porta.) Orà, ora
vattene...
E' meglio così!
ORAZIO: (Continua a piangere, mentre
esce.)
Io nu penzavo che vuléveno fà chesto,
o si
nnò io mica ero fesso! Ih! Ih! Ih!
(Escono. Intanto suona il campanello.
Rientra
Franco.)
FRANCO: Giù ci sono alcuni consiglieri
comunali,
con il segretario di sezione.
D. PASQUALE: Non voglio vedere nessuno!
Desidero
stare solo. Franco, dì che li ringrazio
per
il pensiero che hanno avuto, ma mandali
via.
(Franco esce. Don Pasquale si avvicina
alla
credenza, prende una foto della mamma,
la
bacia e se la stringe al petto. Poi
va a
sedersi sul divano con la foto sempre
stretta
al petto. A questo punto si spengono
lentamente
le luci sulla scena. Un faro convoglia
la
luce sul sindaco, che chiude gli occhi
e
abbandona la testa sullo schienale
del divano,
avvolto nei suoi pensieri. Una musica
accompagna
l'azione, mentre si sente la sua voce
registrata.)
"O madre mia carissima,tu che
in vita
hai avuto la forza e la pazienza di
crescermi,
di sopportare i miei capricci, non
mi abbandonare!...
Dammi la forza per superare questo
brutto
momento!... Solo ora capisco, con la
giusta
intensità. le tue ansie, le tue preoccupazioni,
le tue paure per le mie scorribande
in cerca
di nuove conoscenze, di nuove emozioni...E
i tuoi consigli, pieni di saggezza,
pieni
di esperienza vissuta mi sembravano
rimproveri
di una nemica che voleva ostacolare
i miei
sogni... Ti chiedo perdono, madre,
ora per
allora, per il dolore che inconsapevolmente
ti procuravo e che tu riuscivi sempre
a mascherare...
Ti chiedo perdono per allora, allorquando
per l'immaturità della gioventù non
mi accorgevo
che. tu eri un esempio di bontà, un
punto
di riferimento preciso per un naufrago
nel
mare tempestoso della vita!
Ora è Mariuccia ad avere bisogno del
tuo
aiuto!... Ti ricordi, madre? Lei era
la stella
più splendente del tuo firmamento,
la luce
che illuminava i tuoi pensieri e faceva
splendere
i tuoi occhi!
Per lei tu trascinavi i tuoi passi
stanchi
e venivi a cullarla, felice di vederla
dormire,
o a cantarle antiche filastrocche per
farla
sorridere. Ti ricordi,. madre, quando
per
la prima volta ti chiamò "nonna"?...
Tu piangevi di gioia e cercavi di nascondere
le lacrime. Il tuo volto era sempre
un libro
aperto, nel quale io leggevo tutto
il tuo
amore di madre e di nonna, tanta fierezza,
il desiderio di vivere per veder crescere
i tuoi nipoti. Ora che sei nei cieli,
alla
corte del Signore, prega Dio per me
di aiutare
Mariuccia, che sta pagando con la sua
sofferenza
per colpe non commesse. Io non ne ho
la forza,
madre mia!"
(Don Pasquale resta ancora sul divano,
assorto
nei suoi pensieri. Si riaccendono le
luci
sulla scena. Lentamente si alza, va
a rimettere
la foto della madre al suo posto, prende
il giornale e lo sfoglia, leggendo
ad alta
voce.)
"Attentato dinamitardo alla casa
del
sindaco... Una bomba ne ha squarciato
il
portone.... Secondo le prime confidenze
raccolte
tra gli amici dell'avv. Pasquale Montuosi,
si tratterebbe di un "avvertimento"
della camorra per scalfire la sua integrità
morale, la sua fermezza... Ci sono
già i
primi sospetti! I carabinieri stanno
seguendo
una pista che li porterà sicuramente
agli
autori dell'attentato..." (Stritola
il giornale e lo sbatte sul tavolo,
mentre
rientra Franco. Prende del liquore
e beve,
girando intorno al tavolo, lentamente,
mentre
Franco, silenzioso, stiracchia il giornale.)
Franco, ho passato gli anni più belli
della
mia vita a fare politica... Ho trascurato
la famiglia per dedicarmi anima e corpo
agli
altri... (Beve.) Ho cercato sempre
di accontentare
tutti coloro che si sono rivolti a
me...
Il bene della collettività sempre qui.
(Si
tocca la fronte con le dita chiuse
a cono.)
Ho lavorato con molta onestà senza
mai approfittare
della mia carica di sindaco! (Versa
del liquore
in due bicchieri e ne offre uno a Franco.
Bevono.) E quando ho cercato di creare
qualcosa
di importante per la collettività,
un centro
polifunzionale, un grande complesso
per offrire
alla popolazione le strutture moderne
per
il tempo libero, con un grande palco
per
fare teatro e convegni... BOOM! (Allarga
le braccia facendo cadere il liquore.)
Ecco
i risultati! (Mesce altro liquore nei
due
bicchieri.) La camorra pensa di intimorirmi,
di tagliare le ali a chi vuole volare...
volare sempre più in alto, di stroncare
i
miei sogni! (Beve.) Ma gli uccelli
continuano
a volare anche quando sono feriti!...
Ed
io continuerò a volare più in alto
ancora,
con più forza! Così, guarda! (Apre
le braccia,
le vibra come se volesse volare e fa
alcuni
giri intorno al tavolo, ormai brillo.
Franco
prima lo guarda perplesso, poi gli
va incontro
e lo blocca con fermezza, quasi abbracciandolo.)
FRANCO: Pasquà, fermati!
D. PASQUALE: (Ormai brillo) Lasciami,
lasciami!...
Anche tu ora vuoi fermare i miei voli?
FRANCO: (Con fermezza) Non sarò io
a fermare
i tuoi voli... ma la paura!... Ma è
possibile
che non hai capito che combatti contro
un
nemico invisibile? E per questo più
pericoloso?
E nessuno ti dà una mano? Apri gli
occhi!
Guardati intorno, per Dio! (Lo prende
con
forza e lo fa sedere.)
D. PASQUALE: Oh! Dio!... Dio! Dio!
Dio!...
Dio mio!
(Arriva donna Concetta. Dà un'occhiata
interrogativa
a Franco, per capire cosa sia successo.
Franco
fa un gesto di rassegnazione, allargando
le braccia e indicando l'amico afflitto.)
D. CONCETTA: (Scuote il marito.) Pasquà!
(Gli accarezza i capelli con dolcezza.)
Pasquà,
vieni di là. Mariuccia ha bisogno di
te!
(Pasquale, seduto, abbraccia la moglie
alla
vita; si asciuga gli occhi.) Non farti
vedere
in questo stato! (Prende il giornale
e se
lo mette sotto l'ascella.) Questo è
meglio
farlo scomparire!
(Suona il campanello. Don Pasquale
va dalla
figlia, mentre donna Concetta va ad
aprire.
Rientra con la fruttivendola.)
CARMELA: (Quasi piangendo) Che curaggio!...
Che curaggio!... Io nun ce pozzo ancora
crérere!
D. CONCETTA: Avevate ragione voi. Vi
ricordate?
"Chille vonno fà quaccosa 'e male
a
don Pasquale!" E l'hanno fatto
il male!
CARMELA: A me me dispiace assàje!...
Tutt'
'o paese sta a lutto!... Stanotte nun
aggio
chiuso l'uocchie!... M'aggio fatto
nu bello
chianto e aggio appicciato nu lumino
nnanze
ê muorte!
(Suona il campanello.)
D. CONCETTA: Sarà il dottore!
(Franco va ad aprire, mentre don Pasquale
torna dalla stanza della figlia. Rientra
Franco con il dottore.)
DOTTORE: Buon giorno, don Pasquale.
(Dà la
mano al sindaco.) Io sono rimasto senza
parole
quando mia moglie mi ha raccontato
quello
che è successo... Ma come è possibile?
D. PASQUALE: (Sconsolato) Eh già!...
Avete
visto? Tutto è possibile!
DOTTORE: (Imbarazzato) Donna Concetta,
mi
dispiace veramente... Tutto il paese
è incredulo,
conoscendo la bontà di vostro marito,
la
sua onestà!... Don Pasquale è il simbolo
tangibile dell'uomo per bene!!!
D. CONCETTA: Si vede che non tutti
la pensano
nello stesso modo!... L'onestà del
sindaco
ha dato fastidio a qualche disonesto!
DOTTORE: (c.s.) Già... E' proprio vero!
(Non
sapendo cosa dire più) Donna Concetta,
dove
stanno Mariuccia e la nonna?
D. CONCETTA: Venite, vi accompagno.
(Vanno
in camera.)
CARMELA: (Dà la mano al sindaco.) Don
Pasquà,
me dispiace pròpeto assàje!... Io l'avevo
capito che 'a cosa nun era bona! (Don
Pasquale
allarga le braccia, in segno di rassegnazione.)
Che ce vulite fà?... Si avite bisogno
'e
quaccosa, cumannateme!
D. PASQUALE: Grazie, Carmelì. Ho bisogno
solo di stare un po' in pace!
(Franco si avvicina a Carmela e le
dice in
un orecchio di andare via. L'accompagna
alla
porta e la saluta.)
CARMELA: Salutatemi donna Concetta.
(Si gira
verso il sindaco e, non vista, gli
manda
un bacio.)
FRANCO: Una cosa io proprio non riesco
a
capire. Perché Orazio si è prestato
al gioco
dell'ing. Porcelli!?!
D. PASQUALE: Non riesci a capirlo?
Facile!...Uno:
Quella è gente che ti fa cacare sotto,
credimi.
E Orazio certamente non è un esempio
di uomo
coraggioso!... Due: Orazio è un ingenuo
e
si è fatto infinocchiare credendo ad
uno
scherzo!... Lo ha fatto senza neppure
rendersene
conto!
FRANCO: Eeehe! Il padre era un uomo
tutto
d'un pezzo. Fedele, leale!... Per difendere
l'onore della vostra famiglia, si sarebbe
fatto ammazzare!
D. PASQUALE: Non tutte le ciambelle
riescono
con il buco!
(Suona il campanello. Franco va ad
aprire
. Rientra con la maestra, Peppino e
Nicola.)
MAESTRA: Buon giorno, don Pasquale.
PEPPINO: Buon giorno, don Pasquà.
NICOLA: Buon giorno, don Pasquà.
D. PASQUALE: Buon giorno.
MAESTRA: Come sta Mariuccia?
NICOLA: Aggio visto sàgliere 'o duttore
poco
fa.
PEPPINO: Ho portato dei cioccolatini
a Mariuccia.
Voi pensate che li possa mangiare?
D. PASQUALE: (Quasi piangendo, stringe
a
sé i due ragazzi.) Grazie per la visita,
Nicò... Peppì, grazie per il pensiero...
Maestra, Mariuccia è rimasta scioccata!...
Da ieri sera non parla più con nessuno!
Neppure
con me e con la mamma!... Rifiuta perfino
il cibo!
FRANCO: Mariuccia è terrorizzata!...
Ora
ha bisogno di un po' di riposo, lontano
da
ogni rumore.
MAESTRA: Perché non la portate a Palinuro?...
In questo periodo la vostra villa è
un'oasi
di pace!... Mariuccia a scuola parlava
sempre
con i compagni e con me delle lunghe
passeggiate
che faceva con voi sulla spiaggia,
quando
il sole calava nel mare e lo colorava
di
mille colori. Le brillavano gli occhi
al
ricordo di quei momenti.
D. PASQUALE: Avete letto nel pensiero
di
mia moglie. Io non ho preso ancora
una decisione.
E poi voglio aspettare prima il parere
del
dottore... Se lascio il paese ora,
penseranno
che io abbia paura. Ma si sbagliano!
(Va
verso la finestra e grida rivolto verso
la
strada.) Io non ho paura di nessuno!!!...
Di nessuno!!! Aaaah! (Batte un pugno
contro
la parete con tutta la forza. Franco
lo afferra
con decisione e lo trascina sul divano.)
FRANCO: Non farti sentire da Mariuccia.
Si
spaventerà di nuovo!
(Don Pasquale si mette a piangere di
nuovo,
con la testa tra le mani. Peppino e
Nicola
gli vanno vicino e si stringono a lui.)
NICOLA: Don Pasquà, si avite bisogno
'e nuje,
COMANDATE!
D. PASQUALE: (Li guarda e se li stringe
di
nuovo a sé.) Sì, io ho bisogno di voi!
PEPPINO: Don Pasquà, ogni vostro desiderio
è un ordine per noi!
D. PASQUALE: Io ho bisogno di voi!...
La
società ha bisogno di voi!... Ha bisogno
dei giovani. Voi siete il nostro futuro!...
(Con forza crescente) Siate sempre
coraggiosi...
forti... onesti!... Se vi spaventate
di fronte
alle minacce, siete fregati. La società
verrà
governata dai delinquenti, dai disonesti,
da coloro che pensano solo al denaro,
ai
propri interessi... E vi schiacceranno
come
vermi!
NICOLA: (Caccia un temperino dalla
tasca
e lo apre.) Don Pasquà, lo vedete chisto?...
Io 'o nfilo dint' â panza 'e chille
spuorche
fetiente!
PEPPINO: (Caccia una fionda e la carica
con
una pietra che ha in tasca.) Don Pasquà,
io li accìdo a tutte quante! (Lascia
partire
il sasso dalla fionda.)
MAESTRA: Ragazzi, non è con la violenza
che
si risponde alla violenza!
D. PASQUALE: La maestra ha ragione.
Nicò,
dammi quel temperino! (Nicola abbassa
la
testa ed esegue.) Peppino, posa quella
fionda!
(Peppino con la testa abbassata la
posa sul
tavolo.)
FRANCO: Ragazzi, vi ammazzerebbero
prima
che voi li possiate usare!!!
D. PASQUALE: La società non ha bisogno
delle
vostre armi. Ce ne sono già in abbondanza
in giro! Basta seguire un po' il telegiornale...
La società ha bisogno delle vostre
idee,
della vostra cultura, del vostro cuore...
Dove c'è cultura difficilmente la delinquenza
metterà le sue radici!... Difficilmente
i
prepotenti imporranno la legge del
più forte!...
Dovete studiare! Dovete partecipare
attivamente
alla vita del paese. Dovete contestare
anche
il vostro sindaco, quando le sue decisioni
sono ingiuste. Ma fatelo apertamente,
faccia
a faccia, con coraggio.
PEPPINO: Sì, don Pasquà. Ho capito
perfettamente
quello che volete dire!
NICOLA: (Rivolto alla maestra) Signurì,
vuje
avite sentito che ha ditto 'o sinnaco?
MAESTRA: Certamente!
NICOLA: Allora io tornerò â scola e
me mecco
a studià c' 'a capa e c' 'o penziero.
V'
'o prumetto annanz' a don Pasquale!
MAESTRA: Sono proprio contenta!
NICOLA: (Ridendo) Però me raccumanno:
nu
me mettete subbeto addaret' â lavagna!
(Entrano donna Concetta, il dottore
e Mariuccia
con la mano nella mano della nonna.
La bimba
cammina come un automa, con lo sguardo
assente,
e resta per tutta la scena stretta
alla nonna,
che si asciuga continuamente le lacrime.)
DOTTORE: Secondo me, non vi dovete
preoccupare
eccessivamente. Don Pasquà, come dicevo
a
vostra moglie, la bimba è in uno stato
confusionale
dovuto allo spavento!... Ha subito
uno shock,
ma si riprenderà in tre o quattro giorni.
D. PASQUALE: Cosa mi consigliare di
fare?
DOTTORE: Non tenetela qui, a casa.
Troppe
persone verranno a farle visita e ripeteranno
le solite cose fino alla noia! "Ma
come
è successo?"... "Povera bimba!"...
"Che spavento!"... Vostra
figlia
rivivrebbe dieci volte al giorno quel
brutto
momento... No, no! Portatela via da
qui!
Un po' di tranquillità le farà bene!...
E
un po' di riposo farà bene pure a voi,
don
Pasquà... Donna Concetta, un poco di
riposo,
lontano dalla gente, dagli amici, dai
parenti!
(Rivolto alla bimba) Mi raccomando,
signorina,
voglio vederti sorridere al più presto!
(L'accarezza.
Mariuccia resta immobile e silenziosa.)
Ora
devo andare. Ho altre visite da fare.
Arrivederci.
D. PASQUALE: Arrivederci... E grazie
per
il consiglio!
DOTTORE: Dovere, dovere! (Esce, mentre
tutti
lo salutano.)
PEPPINO: Mariuccia, lo sai? Nicola
ha deciso
di tornare a scuola!
MARIUCCIA: (c. s.)
NICOLA: (Cerca di far ridere l'amichetta.)
Accussì ve facìte n'ata vota doje risate
ncuoll' a me, quanno 'a maestra me
chiama
â lavagna! Ah! Ah! Ah!
MARIUCCIA: (c. s.)
MAESTRA: (Dà un pacchettino alla bimba.)
Questo è un dono dei tuoi compagni
di scuola.
(Apre il pacchettino. E' un libro.)
Ti piace?
(Mariuccia non risponde.) "La
pietra
del vecchio pescatore"!... E'
una fiaba
della magica Irlanda, popolata di esseri
strani, di streghe, di nani, di anguille
gigantesche, di rane. E' la storia
di due
bambini che lottano contro il Male,
rappresentato
da mostri spaventosi e crudeli. Vedrai
ti
piacerà!
(Mariuccia prende il libro, senza neppure
guardarlo e lo dà alla nonna.)
D. CONCETTA: Grazie, maestra. Lo leggerà
con piacere, così si sentirà vicino
a voi
in questi giorni!
D. PASQUALE: Ha ragione il dottore.
Un po'
di riposo ci farà bene. Questo è stato
un
periodo di intenso lavoro al comune...
Sì,
ce ne andremo a Palinuro!... Voglio
passare
ore intere all'Arco Naturale, seduto
sui
sassolini, accanto a mia moglie e a
Mariuccia,
a guardare il mare e le onde che si
accavallano
e si rincorrono come puledri in libertà!...
Lì avrò il tempo per pensare, (Si avvicina
alla suocera e prende il romanzo che
lei
ha in mano.) mentre la mia signorina
leggerà
"La pietra del vecchio pescatore"
(Dà il libro alla figlia che lo passa
di
nuovo alla nonna senza guardarlo.)
Il silenzio,
la pace, la solitudine invitano alla
meditazione
e alla lettura.
NICOLA: (c. s.) Don Pasquà, me raccumanno:
nu penzate assaje!... Turnate â casa
ripusato,
pronto âccìdere chille brutte fetiente
che
hanno fatto spaventà a Mariuccia!
D. PASQUALE: Nicò, chille brutte fetente
nun s'accìdono c' 'a forza 'e uno sulo!
FRANCO: (Ormai consapevole dell'importanza
di partecipare alla vita politica attivamente)
Occorre la forza di tutti per sconfiggere
il Male che si sta diffondendo sempre
più
nella nostra società, con una violenza
mai
vista prima!
MAESTRA: Donna Concetta, ieri sera
abbiamo
avuto molta paura tutti quanti. Questa
notte,
non vi dico!, sono stata in ansia per
Mariuccia.
Ora finalmente posso tirare un sospiro
di
sollievo, sapendo che si ristabilirà
subito
e posso tornare a casa più tranquilla...
Don Pasquale, io vi saluto! (Gli dà
la mano.
Poi dà un bacetto a Mariuccia, sempre
impassibile.)
Ti aspetto a scuola! (Saluta tutti
i presenti
ed esce.)
PEPPINO: (Dopo aver bisbigliato qualcosa
nell'orecchio di Nicola.) Noi ce ne
andiamo!
(Saluta l'amichetta accarezzandole
i capelli.)
Ciao, Mariuccia. Ci vediamo quando
tornerai
da Palinuro. Mi raccomando: divertiti!
NICOLA: Ciao! (Allunga la mano a Mariuccia,
che non risponde al saluto. Guarda,
allora,
donna Concetta e la saluta allargando
le
braccia, in segno di rassegnazione.
Poi si
gira di nuovo verso la compagna e pur
di
farla sorridere le ricorda le sue parole.)
"Tu non studiavi... non facevi
i compiti...
non volevi leggere... non andavi mai
alla
lavagna!... 'A lavagna mai... ma addaret'
'a lavagna sempe!!!... Ah! Ah! Ah!"
(Mariuccia resta impassibile. Nicola
le prende
la mano e gliela accarezza. Esce.)
D. PASQUALE: (Accompagna i ragazzi
alla porta,
poggiando le sue mani sulle loro spalle.)
Nicò, mi raccomando, torna a scuola
e fai
la persona seria!... Ciao, Peppì. Domani
vieni a giocare un po' con Mariuccia,
se
non partiremo! (Rientra. Si avvicina
a Franco.
Gli poggia la mano sulla spalla.) Vai
a riposarti
un po' anche tu. Sei stato sveglio
tutta
la notte.
FRANCO: Se hai bisogno di me, telefonami.
(Si avvicina a Mariuccia, si inginocchia
davanti a lei e le prende il viso tra
le
mani.) Ieri sera mi dimenticai di darti
il
mio regalo. (Estrae dalla tasca un
pacchettino
infiocchettato.) Eccolo!... Aprilo!
(Mariuccia
lo guarda ma resta ferma. Con dolcezza)
Aprilo!
(Mariuccia c.s.) Va bene, lo apro io!
(Toglie
il nastrino. Apre l'astuccio. Estrae
una
collana d'oro con il crocifisso.) Ti
piace?
(Gliela mette al collo.) Questo è il
suo
posto!
(Mariuccia ha una prima reazione. Lentamente
porta le mani al collo. Tocca la catenina.
La guarda. Dà un bacio al crocifisso.
Piangendo,
poi, si stringe a Franco. Don Pasquale,
la
moglie e la nonna si guardano meravigliati.
Don Pasquale stringe a sé la moglie.
La nonna
prende il fazzoletto e si asciuga le
lacrime.
Franco dà un bacio alla piccola e si
rialza.
Saluta tutti con un nodo alla gola.)
Ci vediamo
dopo pranzo.
(Mariuccia continua a guardare il crocifisso
della catenina, quasi estasiata.)
D. PASQUALE: (Alla suocera) Mammà,
andate
a riposare un po'!
NONNA: Sì, hai ragione. Mariuccia,
bella
d' 'a nonna, vieni con me. Devo darti
anch'io
una cosa! (La prende per mano e la
porta
in camera con sé.)
(Restano nella stanza soltanto il sindaco
e la moglie. Don Pasquale va a sedersi
sul
divano, abbandonandosi con la testa
all'indietro.
Donna Concetta rimette un po' di ordine
nella
stanza.)
D. PASQUALE: Concettì, avevi ragione
tu!...
Ti ricordi cosa mi hai detto ieri?
"Pasquà,
pensa un po' anche alla famiglia, alle
nostre
paure. Non fare l'eroe. Tanto nessuno
ti
farà la statua d'oro!" E' mai
possibile
che si possa arrivare a tanto?
D. CONCETTA: Questo è niente!... Se
gli interessi
fossero più grossi, più grande sarebbe
il
male!
D. PASQUALE: Non sapevo cosa fosse...
Ora
conosco la paura!... Concettì, cosa
devo
fare?!?
D. CONCETTA: Per il momento devi andare
a
Palinuro, con tua moglie e tua figlia!...
Lì avrai modo e tempo di riflettere,
di rilassarti,
di riposarti...
D. PASQUALE: E al ritorno?
D. CONCETTA: Al ritorno si vedrà!
D. PASQUALE: Mi devo arrendere?
D. CONCETTA: Nessuno ti sta chiedendo
questo.
Ma se ti arrendessi, nessuno potrebbe
dirti
niente!
D. PASQUALE: E i miei sogni?... I miei
progetti?...
Tutto per niente?
D. CONCETTA: Niente è per niente!...
Ciò
che hai fatto, resta!... Ciò che sei
stato
non sarà cancellato!
D. PASQUALE: Però sarà cancellato ciò
che
avrei voluto fare!... Cosa penseranno
di
me tutti i Peppino e tutti i Nicola
di questo
paese?... Che mi sono arreso di fronte
alla
legge del più forte?
D. CONCETTA: E ti sembra poco?
D. PASQUALE: E Mariuccia? Cosa scriverà
nelle
sue composizioni?... Che aveva un padre
forte
e coraggioso, ma che ora ha paura dei
delinquenti?
D. CONCETTA: Mariuccia è una bambina
intelligente!...
Un giorno capirà che tu lo hai fatto
per
il suo bene!
D. PASQUALE: E tu pensi che così sarà
fiera
di un padre che ha rinunciato a lottare?...
Che ha lasciato il suo futuro nelle
mani
dei prepotenti? Per il suo bene???
D. CONCETTA: Pasquà, non so cosa dirti!
Capisco
il tuo stato d'animo, la lotta che
stai facendo
con la tua coscienza!... E' una scelta
difficile...
Una resa certamente non piacerebbe
a Mariuccia.
E' vero! Lei è così orgogliosa di te!
Sarebbe
una delusione che non l'aiuterebbe
a crescere
sicura! Ieri tu non hai letto tutto
il suo
tema. Aspetta! (Va a prendere il tema
della
bambina.) Leggi!
D. PASQUALE: Concettì, leggilo tu!
(Donna Concetta si siede sulla sedia
tra
il tavolo ed il divano.)
D. CONCETTA: (Legge.) Tema. (Inizia
a leggere
silenziosamente. Poi) Ecco! "Ma
io sono
una bimba fortunata, perché ho un papà
forte
e coraggioso, che mi difende dai delinquenti."
(Don Pasquale si alza e va a sedersi
anche
lui vicino al tavolo, con le spalle
rivolte
alla porta delle camere. Intanto entrano,
non viste, Mariuccia e la nonna, mano
nella
mano. Si fermano vicino alla porta
delle
camere.) "Papà è il sindaco del
paese
e non si arrenderà mai, anche se mi
faranno
del male, perché egli è convinto che
la delinquenza
va combattuta con tutte le forze, sempre,
se vogliamo costruire una società dove
ognuno
può vivere liberamente, senza paura!
(Mariuccia
e la nonna avanzano silenziosamente
e si
fermano alle spalle di Don Pasquale.)
Avete
visto quante disavventure sono capitate
a
Renzo e Lucia per colpa di quel fifone
di
don Abbondio minacciato dai bravi?
A noi
succederà la stessa cosa se nella società
non ci saranno uomini pronti a lottare
contro
i don Rodrigo che credono di imporre
la loro
volontà con la forza e non con la ragione."
Fine... Dieci... Bravissima!!!
(La nonna batte le mani, poi si asciuga
le
lacrime con la mano. Il sindaco e la
moglie
si girano sorpresi. Don Pasquale, seduto,
allunga la mano alla figlia, la quale
gli
si avvicina e gli offre la sua. Poi
la tira
a sé e la fa sedere sulla sua gamba.)
D. PASQUALE: E brava la mia signorina!
(Le
dà un bacio.) Bella, dolce e forte
come la
nonna! (Le accarezza i capelli.)
MARIUCCIA: (Finalmente, con un fil
di voce)
Papà, io non ho paura!... Tu non avere
paura
per me!... Tu devi lottare... devi
lottare
per me, per Peppino, per Nicola, per
tutti
i miei amici.... Noi vogliamo un mondo
migliore!
(Donna Concetta si avvicina ai due,
abbraccia
il marito ed accarezza la figlia.)
D. PASQUALE: (Deciso) Hai ragione,
dolce
mio tesoro! Hai ragione!... Ora io
so cosa
fare! (Poggia la testa sul braccio
della
moglie. La nonna si stringe ai tre
in un
abbraccio collettivo.)
(Cala il sipario.)
F I N E
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