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(SCENA PRIMA)
(Sabato, ore 8.30. Suona il campanello.
Mariuccia
esce dalla cucina e va ad aprire. Entra
Franco.)
MARIUCCIA: (Dietro le quinte) Buon
giorno,
Franco.
FRANCO: (Dietro le quinte) Ciao, bella.
(Entra
in scena cantando.) Tanti auguri a
te. Tanti
auguri a te... (Si stringe la bambina
tra
le braccia in modo affettuoso e le
dà un
bacio.) Tu sei un angelo. Stasera ti
un bel
regalo.
(Entra donna Concetta. Porta il vassoio
con
una tazza di caffè e la zuccheriera.)
D. CONCETTA: Buon giorno, Franco.
FRANCO: Buon giorno.
D. CONCETTA: (Indicando il caffè) L'ho
appena
tolto dal fornello. E' bello caldo.
(Rivolta
alla figlia) Mariuccia, preparati tu!
FRANCO: (Mette lo zucchero nel caffè
e incomincia
a bere.) E don Pasquale?
D. CONCETTA: Sta nel bagno. (Con aria
preoccupata
e accompagnandosi con una mimica particolare)
Uhùuuu! Ha una brutta cera!... Stanotte
si
agitava nel sonno e si girava e rigirava
sotto le coperte!
FRANCO: Io glielo dico in continuazione:
"Pasquà, se vuoi vivere tranquillo,
lascia perdere la politica. Avrai solo
dispiaceri
e preoccupazioni. La politica lasciala
ai
delinquenti, agli affaristi e agli
intrallazzatori!"
D. CONCETTA: Quante volte gliel'ho
detto
anch'io! Ma non è servito a niente.
E' deciso.
E' cocciuto. E' convinto di salvare
da solo
la società!
(Entra don Pasquale, mentre si rade
la barba
con un rasoio elettrico.)
D. PASQUALE: No, non sono convinto
di salvare
la società. Cerco solo di risolvere
i problemi
del nostro paese... O almeno provo
a farlo
con tutto il mio impegno, con la mia
passione.
D. CONCETTA: Una rondine non fa primavera!
D. PASQUALE: Concè, forse hai pure
ragione!...
Ma se tutti ragionassero così, nessuno
farebbe
mai niente di buono!
FRANCO: Don Pasquà, la politica è una
cosa
sporca. Ed io me ne sono allontanato
schifato!
Non ce la facevo proprio più a combattere
prima con gli amici e poi con gli avversari!
D. PASQUALE: Ma vi accorgete che ripetete
frasi consumate, la stessa tarantella.
La
verità è un'altra.
D. CONCETTA: (Rivolta a Franco ed indicando
il marito) E' la sua!
D. PASQUALE: I delinquenti stanno occupando
sempre più spazio politico, non perché
sono
più capaci...
FRANCO: Sono più intraprendenti, senza
scrupoli!
D. PASQUALE: ... ma solo perché le
persone
perbène, le persone oneste, corrette,
rispettose
della legge stanno abbandonando il
campo...
o per paura o per non avere a che fare
con
questa gente.
D. CONCETTA: E fanno bene!
D. PASQUALE: Però sono i primi a lamentarsi
che il paese non offre NIENTE a nessuno,
che la delinquenza sta aumentando,
che ci
sono troppi drogati in giro, che i
giovani
in piazza la sera tardi bevono come
tanti
alcolizzati, distruggono la villa comunale,
corrono sulle motociclette come pazzi
e non
trovano lavoro per costruirsi una famiglia.
FRANCO: Questo è proprio vero!
D. PASQUALE: Franco, in un paese piccolo
come il nostro basterebbero dieci persone
con un po' di sale in zucca ed animate
di
buona volontà. Le cose cambierebbero
da così
a così! (Accompagna la frase con un
gesto
della mano destra, mostrando prima
il palmo,
poi il dorso.)
(Arriva Mariuccia, vestita da scolara.
Dà
un bacio al padre.)
MARIUCCIA: (Sorridente) Buon giorno,
papà!
D. PASQUALE: Buon giorno, tesoro. (Tenendola
stretta a sé e rivolto alla moglie
e a Franco)
Vedete?... E' per questi che bisogna
far
politica. E oggi più che mai!... Ora
non
mi fermerà neppure il Padreterno!...
E' per
il loro futuro che bisogna lottare!...
Quale
eredità noi lasceremo a questi angioletti?...
Una società corrotta, fatta di di imbroglioni
e di sfaticati?... Un paese agonizzante
e
invivibile?... Questi pensieri non
tormentano
i vostri sonni durante la notte? (Donna
Concetta
e Franco restano ammutoliti. Don Pasquale
dà un secondo bacio a Mariuccia e la
saluta.)
E ora va a scuola, bambina mia, va.
(Franco prende per mano la bimba e
porta
con l'altra mano la sua cartella.)
FRANCO: Don Pasquà, buona giornata.
Ci vediamo
più tardi. Arrivederci, donna Concetta.
(Va
verso la porta.)
D. PASQUALE: Buona giornata. (Richiamando
l'amico ormai sulla porta) Franco,
rifletti
su quello che ho detto e poi ne riparleremo
con più calma quando avremo più tempo.
(Franco annuisce ed esce con Mariuccia.)
D. CONCETTA: Pasquà, stanotte hai avuto
un
sonno agitato. Ti sei girato e rigirato
nel
letto mille volte... (Lapidaria) Ti
vedo
preoccupato!
D. PASQUALE: Già... già!... In fondo
in fondo
Franco non ha torto... La politica
è una
cosa sporca!... O meglio, Concettì,
la politica
è una cosa seria, importante, necessaria
per l'organizzazione della società....
Sono
gli uomini a corromperla e a renderla
sporca!...
E ogni giorno sta diventando sempre
più sporca.
(Amareggiato) Che schifezza!!!
D. CONCETTA: Pasquà, cosa è successo?
D. PASQUALE: Alle 11.30 ho appuntamento
al
Comune con quel faccendiere dell'ing.
Porcelli.
Che uomo di quattro soldi!
D. CONCETTA: Ahàaa! Quello delle bustarelle
facili!
D. PASQUALE: Già!... Quello delle bustarelle
facili!... Ma i soldi non sono i suoi.
Vorrei
proprio sapere che si nasconde dietro
le
sue sempre più ricche bustarelle!
D. CONCETTA: Sempre per quel famoso
terreno?
D. PASQUALE: (Annuendo) Uh! Uh!...
(Con tono
arrabbiato) Ma la cosa più sporca è
un'altra.
Gli amici consiglieri della mia maggioranza
nelle riunioni ufficiali dicono di
appoggiare
la soluzione indicata da me. Poi si
incontrano
di nascosto con l'ing. Porcelli e trattano
con lui e con le sue bustarelle...
E cambiano
facilmente opinione... Il paese è piccolo
e c'è sempre qualcuno che vede questi
movimenti
e viene a rapporto da me. In consiglio
spesso
mi lasciano solo, affermando che durante
la notte hanno riflettuto e cambiato
opinione!
D. CONCETTA: E tu lascia perdere questo
progetto.
Tanto nessuno ti farà la statua d'oro
per
quest'opera!... Pensa un po' anche
alla famiglia...
alle nostre paure... alle minacce di
far
del male a Mariuccia!!!
D. PASQUALE: Per Mariuccia non mi preoccupo.
C'è Franco che le sta vicino come un
poliziotto
e le vuole bene come a una figlia.
Chi vorrà
farle del male dovrà prima passare
sul suo
cadavere!
D. CONCETTA: (Preoccupata) Pasquà,
questa
gentaglia ha il coraggio di passare
anche
sul suo cadavere, se intendono colpire
Mariuccia.
E tu lo sai bene! (Una lunga pausa,
poi con
dolcezza) Pasquà, non fare l'eroe!...
Fai
un po' anche il padre ed il marito!
(Don Pasquale guarda l'orologio, interrompe
bruscamente la conversazione, dà un
bacio
alla moglie, prende la cartella ed
esce.)
D. CONCETTA: Pasquà... (Silenzio. Più
forte)
Pasquale!
D. PASQUALE: (Dalla porta) Cosa c'è?
D. CONCETTA: Oggi è il compleanno di
Mariuccia...
D. PASQUALE: (Battendosi con la mano
sinistra
sulla fronte) Oh Dio! Che sbadato!...
Non
le ho dato neppure gli auguri!... Potevate
ricordarmelo!
D. CONCETTA: Evviva la politica! (Don
Pasquale,
aprendo entrambe le braccia, alza le
spalle,
quasi per dire: "Cosa posso fare?!?)
Mi raccomando: torna presto... almeno
oggi.
(SCENA SECONDA)
(Suona il campanello. Donna Concetta
va ad
aprire. Entra la fruttivendola, un
po' agitata
e preoccupata.)
CARMELA: Buon giorno, donna Concè.
D. CONCETTA: (Sorpresa) Buon giorno...
Signora
Carmela, qualcosa non va?
CARMELA: (Indecisa) No... Va tutto
bene pe'
me... e p' 'a famiglia mia. Però...
nun saccio
manch'io se è 'o vero o mi sbaglio...
se
aggio capito buono...
D. CONCETTA: (Ancora più sorpresa)
Carmelì,
non vi capisco. Vi vedo agitata. Se
non mi
spiegate il fatto, come faccio ad aiutarvi?
CARMELA: Noooo... Io nun aggio bisogno
di
aiuto. Vi ringrazio.... No... è n'
'ata cosa!...
Riguarda 'o marito vuoto!
D. CONCETTA: (Impaurita ed agitata)
Uh! Madonna
del Carmine! Gli è successo qualcosa?
(Si
avvicina a Carmela, la afferra con
entrambe
le mani sulle spalle e la scuote.)
Carmelì,
è successo qualcosa a don Pasquale?
Parlate!!!
CARMELA: Donna Concè, nun v'agitate!...
Don
Pasquale sta buono. Sta 'ncopp' 'o
comune...
Io nun ve vulevo fa' piglià 'stu spavento!...
Nun m'aggio saputo spiegà. (Donna Concetta
si appoggia al tavolo e col fazzoletto
si
asciuga la fronte. Poi si siedono entrambe.)
Mo' ve spieg' 'o fatto... Stammatina,
aggio
nutato nu movimento curioso 'nnanz'
'o negozio.
Duie giuvinotti devono su e giù e guardavano
'a casa vosta... "Aspettarranno
'o sindaco"
aggio pensato io. Però chili duie nun
mi
piacevano!... Doie facce 'e beduini,
ch'e
capilli lunghe cumm' 'e femmene e co'
duie
mustacchi fino a mmocca.... Quanno
don Franco
è sciuto co' Mariuccia, si sono zenniati
e chiano chiano 'e nne seguiti fino
abbiscio
'o vico. Po' 'e nu turnat' e se nnu
fermat'
n'ata vota 'nnanz' 'o negozio... Uno
'e chili,
'o cchiù brutto, s'è pigliato na mela,
senza
dicere manco: "Signo', vuie permettite?"
e s''a mmis' a muzzicà!... 'E nove
è sciso
'o sindaco... 'O cchiù curto ha ditto
zitto
zitto: "Eccolo! E' isso!"
Chill'ato
ha risposto: "Bene, bene. Possiamo
andare!"
Po' s'hanno pigliato n'ata mela a pperò
(=a
testa), m'hanno guardato e c' 'o dito
mncopp'
'o naso hanno ditto: "Scìiiii!"
e se ne sono andati!
D. CONCETTA: (Allibita) Ah!
CARMELA: Donna Concè, 'o fatto nun
m' è piaciuto...
'O primmo pensiero è stato chilo 'e
correre
addo vuie.
D. CONCETTA: (C.s.) E avete fatto bene.
CARMELA: Che faccia brutta che tenevano!...
Chilli vonno fa coccola 'e male a don
Pasquale1
D. CONCETTA: (Prende una bottiglia
di liquore
con due bicchieri senza vassoio; versa
nervosamente
del liquore.) Bevete, Carmelì, avete
avuto
paura anche voi...
CARMELA: Salute!... Salute! (Devono
silenziose.)
D. CONCETTA: Ora vi chiedo un piacere.
CARMELA: Comandate... Qualsiasi cosa.
D. CONCETTA: Sapete mantenere un segreto?
CARMELA: E comme n!
D. CONCETTA: Allora nun dite niente
a nessuno,
neppure a don Pasquale.
CARMELA: (Sicura di sé) Neppure a maritemo!
D. CONCETTA: (Accompagnandola alla
porta
con la mano sulla spalla) Grazie...
E mi
raccomando: se notate qualche movimento
strano,
avvertitemi.
(Escono continuando a parlare. Donna
Concetta
rientra. Rimette a posto le sedie e
il liquore.
Prende i bicchieri e va in cucina.)
(SCENA TERZA)
(Donna Concetta, sola, sceglie un disco
dal
repertorio della musica classica napoletana
e ascolta un po' di musica mentre spolvera.
Toglie i fiori dal vaso e si accorge
che
è senza acqua.. Mentre va in cucina
per riempirlo,
suona il campanello. Sobbalza dallo
spavento,
lasciando cadere il vaso che si frantuma
in mille cocci. Raccoglie il coccio
più grosso
e se lo stringe al petto. Poi lo poggia
dov'era
prima il vaso e si affaccia dalla finestra.)
D. CONCETTA: Chi è?... Sali, sali!...
Ti
apro. (Va incontro alla mamma, una
vecchietta
dal passo pesante, capelli bianchi,
occhiali.
Entrano sottobraccio.) Accomodati!
(Si siedono.)
Mammina, che piacere vederti. Ti aspettavo
stasera.... Come stai?
MAMMA: (Con un po' di fiatone) Sto
bene,
ringraziando il Signore. E Mariuccia
come
sta?
D. CONCETTA: Sta bene. Stamattina era
tutta
euforica, per la festa di stasera.
Ha invitato
anche la maestra ed alcuni amici!
MAMMA: E' proprio una cara bambina...
Voglio
farti una confidenza. Quando sto a
casa,
sola, e i pensieri si accavallano nella
mente,
mi basta pensare a lei e il mio animo
torna
sereno.
D. CONCETTA: (Con un sorriso) Eeeeh!
Quanto
può l'amore!... Mammina come mai sei
venuta
a quest'ora?
MAMMA: Stanotte ho sognato la buonanima.
"Angelì... Angelì, domani va a
casa
di Concettina! Non ti dimenticare.
Va a casa
di Concettina!" Non l'ho mai sognato
così preoccupato.
D. CONCETTA: (Fingendo allegria) Hai
visto?
Papà non ha dimenticato che oggi è
il compleanno
di Mariuccia e ti ha mandato qua per
farle
gli auguri!... Ehee! La voleva così
bene!...
Era la luce dei suoi occhi!
MAMMA: (Alquanto triste) Papà aveva
le lacrime
agli occhi!
D. CONCETTA: (C.s.) Eh! Sì!... Perché
non
può abbracciare la nipotina e lui ci
teneva
tanto a festeggiare il suo compleanno!
MAMMA: Non ho chiuso occhio per tutta
la
notte, dopo il sogno. Mille pensieri
mi passavano
per la testa... Concettì, io sono preoccupata...
D. CONCETTA: (C.s.) E se ne sono andati
questi
pensieri?
(La mamma prende il fazzoletto e si
asciuga
le lacrime. Quando lo rimette in tasca,
si
accorge del vaso rotto sul pavimento.)
MAMMA: Uuuh! Il vaso che ti regalò
la buonanime,
quando nacque Mariuccia.
D. CONCETTA: Mi è caduta dalle mani,
quando
hai suonato il campanello... Devo raccogliere
i cocci... Ma', ti porto una tazza
di cioccolata?
MAMMA: No, desidero un bicchiere di
acqua.
(Concetta va in cucina. Torna col bicchiere
pieno di acqua nella mano destra e
nella
sinistra la scopa e la paletta della
spazzatura.
Poggia il bicchiere sulla tavola. Le
trema
la mano.) Concettì, bella di mamma,
sei agitata!
D. CONCETTA: (Mentre comincia a raccogliere
i cocci) Mi sono innervosita, quando
si è
rotto il vaso. Era un ricordo di papà...
(La mamma sorseggia l'acqua, mentre
donna
Concetta raccoglie gli altri cocci.)
Ma ora
è passato... E poi... (fingendo ancora
allegria)
non c'è festa senza cocci! (Porta via
i cocci
nella paletta.)
MAMMA: Concettì, siediti un momento.
(La
figlia esegue. La guarda negli occhi.)
Ti
vedo preoccupata!
D. CONCETTA: (Evasiva) Ma no... è una
tua
impressione!
MAMMA: (Facendole una carezza sul viso)
Agli
occhi di mamma non sfugge niente!...
Forza,
cosa c'è che non va?
D. CONCETTA: (Ha una breve reazione
di pianto;
si asciuga le lacrime; poi comincia
finalmente
a confidarsi con la madre.) Da un po'
di
tempo ci stanno minacciando...
MAMMA: (Spaventata) Oh Signore!
D. CONCETTA: ... nel cuore della notte
spesso
suona il telefono: "Don Pasquà,
si vulite
bene a vostra figlia, scurdateve 'a
munnezza!!!"
MAMMA: (C.s.) Oh Signore benedetto!
(Bacia
ripetutamente il crocifisso della sua
catenina.)
Proteggi questa casa!
D. CONCETTA: Pasquale sta nervoso e
non riesce
a dormire la notte. Prima di chiudere
gli
occhi, sta ore intere davanti al televisore.
MAMMA: Oh Dio Santo!... E voi avete
dei sospetti?
D. CONCETTA: Dei sospetti?!?... Ma',
sono
i proprietari della discarica! Una
banda
di criminali!... Ed ora ci voleva anche
l'ing.
Porcelli!
MAMMA: E chi è?
D. CONCETTA: Un geometruccio da strapazzo
a servizio di altri prepotenti, che
sta cercando
in tutti i modi di corrompere Pasquale,
per
avere una concessione edilizia per
realizzare
un complesso residenziale su un loro
terreno,
sul quale il Comune vuole invece costruire
un'opera a servizio dei cittadini...
E Pasquale,
naturalmente, quando decide una cosa,
non
lo smuovi neanche con le cannonate!
MAMMA: Io glielo dico sempre a tuo
marito.
"Pasqua', se vuoi vivere tranquillo,
ogni tanto lega l'asino dove vuole
il padrone."
E lui risponde: "Piuttosto smetto!"
D. CONCETTA: Quante volte glielo dico
anch'io:
"Pasqua', lascia perdere quel
progetto.
Non ti intestardire come un Don Chisciotte
contro i mulini a vento!" Poi,
quando
sto sola in casa, penso che lui abbia
ragione.
Bisogna lottare e avere la forza di
persistere,
di continuare con fermezza e con ostinazione,
per realizzare opere importanti, anche
contro
i mostri della società moderna1
MAMMA: Concettì, io sono preoccupata!...
'A buonanima piangeva nel sonno! E
il fatto
non mi piace!
D. CONCETTA: (Per tranquillizzare la
mamma)
Mammà, piangeva di gioia!... Oggi è
il compleanno
di Mariuccia!... (Cercando di cambiare
discorso)
Su, alzati! (L'aiuta ad alzarsi) Vieni
con
me in cucina.
MAMMA: No, no! Voglio andare al cimitero.
Devo accendere un cero sulla tomba
di Salvatore.
D. CONCETTA: (Prende un biglietto da
10.000
lire.) Ma', compra anche dei fiori
per me.
(Accompagnandola alla porta sotto braccio)
Ti aspetto stasera. Non venire tardi.
(Si
baciano e la mamma esce. Donna Concetta
va
a prendere il coccio del vaso; se lo
stringe
al petto.) O padre mio, dammi forza!
(Va
in cucina, portando via il coccio.)
(SCENA QUARTA )
(Ore 12.30. Arriva don Pasquale dal
comune.
Butta la cartella sul divano, sconfortato.
Prende una bottiglia di whisky e beve
ripetutamente
in modo nervoso. Entra la moglie.)
D. CONCETTA: Hai una brutta cera, maritino
mio. Ma in fondo ad un bicchiere nessuno
mai ha trovato la soluzione dei propri
problemi!
D. PASQUALE: Buono questo whisky! Veramente
gradevole... Ogni tanto fa bene berne
un
goccio!
D. CONCETTA: Un goccio, non un litro!...
Pasquà, cosa è successo?
D. PASQUALE: Che schifezza!... La gente
pensa
solo ai propri interessi. Tutti sono
autorizzati
a credere che tu sia in vendita o pronto
a barattare per soldi.... Nessuno pensa
che
tu possa essere una persona onesta...
D. CONCETTA: (Con amarezza) L'onestà
è morta
tanto tempo fa!
D. PASQUALE: (Continuando) ... che
tu possa
lavorare per renderti utile alla collettività...
D. CONCETTA: Sì, per avere una medaglia
d'oro...
in memoria!
D. PASQUALE: Sì, Concettì, hai detto
bene:
"In memoria". (Fa un giro
per la
stanza, sorseggiando un altro whisky.
Poi
finge di leggere l'epigrafe incisa
sulla
sua lapide.) "IN MEMORIA DI DON
PASQUALE
MONTUORI, UOMO NOBILE PROBO, LA CUI
VITA
DEDICÒ ALLA FAMIGLIA, AL LAVORO, ALLA
POLITICA.
L'ING. PORCELLI POSE. ANNO DEL SIGNORE
1988."
D. CONCETTA: (Lo segue con lo sguardo
nei
suoi movimenti.) Uhè!... Ma ti ha dato
di
volta il cervello?... O è l'effetto
del whisky?
D. PASQUALE: (Con tono serio) E' l'effetto
della paura!
D. CONCETTA: (Esterrefatta) Paura?!?...
Cosa
significa?
D. PASQUALE: (Sereno) Paura significa...
paura!... Paura e basta! (Cammina per
la
stanza.) Forse avete proprio ragione
tu e
Franco. Bisogna proprio lasciare perdere
tutto e dedicare alla famiglia il proprio
tempo, le proprie energie, la propria
cultura,
la propria salute!... Godersi le domeniche,
le feste, gli avvenimenti importanti...
Abbiamo
una casa al mare in un posto incantevole
sulla costa tirrenica, per andarci
soltanto
un mese all'anno!... In questo momento
vorrei
abbandonare ogni cosa e scappare a
Palinuro,
prendere la nostra barchetta e andarmene
all'Arco Naturale, tutto solo come
un vecchio
lupo di mare, a respirare il sapore
del mare,
che ti entra nel corpo per ogni poro
della
pelle e ti tempra lo spirito...
D. CONCETTA: (Lo afferra per un braccio
e
lo trattiene.) Pasquà, cosa è successo
al
comune?
D. PASQUALE: (La guarda fissa negli
occhi,
per alcuni secondi.) Concettì, fanno
sul
serio!!!... (Gira ancora per la stanza.)
L'ing. Porcelli è un pupazzo innocuo
nelle
mani di un esperto burattinaio nascosto
dietro
il sipario. E' solo un misero portavoce,
un fantoccio, un... non so come definirlo...
un... un bravo a servizio di un moderno
don
Rodrigo molto potente... (Con amarezza)
Donna
Concè, tuo marito si è cacato sotto...
(Lunga
pausa) Mi hanno offerto centomilioni
in cambio
di una firmetta...
D. CONCETTA: (Incredula) Cento milioni?!?
D. PASQUALE: (Con ilarità) Già! Cento
milioni!...
Cento milioni per scrivere in calce
ad un
documento "Pasquale Montuosi".
Semplice, no?... Vedi, così! (Finge
di scrivere
su un foglio.) Pa-squa-le Mon-tuo-ri!
D. CONCETTA: Vogliono la concessione
edilizia,
vero?... Per quel complesso residenziale
che sfiderà il tempo con la sua nuova
linea
architettonica, come dice l'ing. Porcelli?
D. PASQUALE: (Con amarezza) Per l'appunto!
D. CONCETTA: E tu cosa hai detto?
D. PASQUALE: Naturalmente NO!... Un
NO secco,
deciso, ca-te-go-ri-co!
D. CONCETTA: E l'ing. Porcelli?
D. PASQUALE: (Agitato) Si è sentito
autorizzato
a dirmi: "Sindaco, lei o è fesso
o non
vuole vivere tranquillo!... Don Pasquale,
io sono autorizzato ad aggiungere altri
50
milioni. Se li rifiuta, sarò costretto
ad
avvertirla che interverranno ALTRI
a chiudere
definitivamente il caso!... Io l'ho
messo
alla porta gridandogli in faccia non
ricordo
quali brutte parole!... (Lunga pausa)
Concettì,
ti annuncio che ora stiamo nel mirino
della
camorra!!!
(Suona il campanello. Don Pasquale
sobbalza.)
D. CONCETTA: (Mentre va ad aprire)
Calmati
Pasquà. Vedrai che le cose si aggiusteranno!...
Parlane con gli amici consiglieri.
(Apre
la porta.)
D. PASQUALE: (Ad alta voce) Quelli
si venderebbero
l'anima per un po' di soldi!!!
(Proprio in quel momento entra Orazio.)
ORAZIO: Uhè! Pure io venderei l'anima
per
un po' di soldi!... Chi la vuol comprare?
(Rivolto a donna Concetta e indicando
il
sindaco) Cosa è successo?
D. CONCETTA: (Perplessa e sospettosa)
Perché,
Orazio, cosa doveva succedere?
ORAZIO: (Un po' confuso) Non so...
ho visto
don Pasquale lasciare il comune velocemente...
D. CONCETTA: (c. s.) Ah! E tu hai subito
pensato ...
ORAZIO: (c. s.) Eeeh! Che fosse successo
qualcosa!!!
D. PASQUALE: Già!...Già!... Se il sindaco
torna velocemente a casa, è segno che
gli
è successo qualcosa!... Orazio, hai
ragione!...
Hai perfettamente ragione!... A te
lo posso
dire: tus ei un amico. La camorra ha
deciso
che in questa casa non si dovrà più
vivere
tranquilli... A meno che...
ORAZIO: (Con aria interessata) A meno
che?!?
D. PASQUALE: A meno che io non cambi
idea
su una certa cosa.
ORAZIO: (Dimostrando di sapere) Ah!...
Eh!...
'A licenza che vo' pe' forza l'ing.
Purcielli...
D. PASQUALE: ... a nome di un don Rodrigo
che si nasconde... (Si ferma di colpo
e guarda
Orazio con aria sospettosa.) Orà, ma
tu come
mai sei a conoscenza di questa storia?
ORAZIO: (Imbarazzatissimo) L'ing. Purcielli,
sapenno che io vengo sempe ncopp' 'a
casa
vosta, mi ha pregato comme a nu santo
'e
mettere na bona parola pe' ve fa firmà
chella
licenza... 'On Pasquà, hann' 'a fa
na cosa
'e fin' 'e munno! Ehee! L'ing. Purcielli
è na brava persona, gentile, educato
e...
mi ha dato pure nu regalino! (Fa il
tipico
gesto con le dita che indica i soldi.)
'On
Pasquà, firmate!... Chillo vo' fa pure
'o
teatro e tre camp' 'e bocce !... Eheee
!
Si stessi io 'o posto vuoto, a chest'ora...
D. PASQUALE: ... Staresti già a Poggioreale,
con le catene ai polsi!... Orà, ma
quali
brave persone? Questa è gente che minaccia!
E le minacce fanno paura. A volte penso
a
Mariuccia e mi viene voglia...
ORAZIO: (Pronto) ... di firmare!!!
D. PASQUALE: di lasciare il mondo in
mano
ai fetenti e di andarmene via con la
famiglia
in un luogo tranquillo. Poi mi faccio
coraggio
(Suona il campanello varie volte. Donna
Concetta
va ad aprire.) e mi dico: (Ad alta
voce)
"DEVO COMBATTERE CONTRO I DELINQUENTI
CON CORAGGIO!!!"
(Entrano in quel momento Mariuccia
e Franco)
MARIUCCIA: (Euforica) Bravo, papà!...
Bravo!
(Corre e gli dà un bacio.) Proprio
così ho
scritto nel mio tema a scuola: "Il
mio
papà combatte contro i delinquenti,
perché
è un uomo molto coraggioso!" La
maestra
mi ha messo "dieci"!!! Guarda.
(Cerca il quaderno nella cartella.)
Dov'è?...
Dov'è? (Impaziente) Franco, aiutami
a trovarlo.
FRANCO: (Cerca nella cartella.) Trovato!
Eccolo!... Don Pasquà, Mariuccia è
una scrittrice
nata! Leggi... Leggi il suo capolavoro!
D. PASQUALE: (Prende il quaderno.)
Leggiamo
questo capolavoro. <<Tema: "La
delinquenza nella società odierna.">>
ORAZIO: Io vi saluto. Eè ora di pranzo.
Buona
giornata.
(Saluti vari. Don Pasquale non si gira,
tutto
intento a guardare il tema.)
D. PASQUALE: (Legge mentre la moglie
toglie
il grembiule alla piccola.) "Bla...
bla... bla... bla... La società è piena
di
persone cattive che incutono paura
ai deboli.
Ma io sono una bimba fortunata, perché
ho
un papà forte e coraggioso, che mi
difende
dai delinquenti... " (Stringe
la bimba
a sé, le accarezza i capelli e le dà
vari
baci.)
FRANCO: E' un piacere leggere le composizioni
di Mariuccia. Ricche di idee ed espresse
con un italiano corretto e lineare!
(Don Pasquale si inginocchia davanti
alla
figlia. Le prende con forza le spalle
tra
le mani e la fissa negli occhi.)
D. PASQUALE: (Con voce ferma e decisa)
E'
vero, bambina mia. Tu hai un padre
forte
e coraggioso!!! (Poggia la testa sulle
sue
spalle.)
MARIUCCIA: Papà, ma tu piangi?
D. PASQUALE: (Asciugandosi gli occhi
con
il palmo della mano) Sì, cara... Di
gioia!!!
(Mariuccia gli dà un bacio.)
(SCENA QUINTA )
(Sabato, ore 12.30. Suona il campanello.
Donna Concetta va ad aprire, attraversando
tutta la stanza. Entra Peppino, con
un pacchettino
infioccato che cerca di nascondere
dietro
la schiena.)
PEPPINO: Buona sera.
D. CONCETTA: Buona sera, Peppì.
(Donna Concetta ha visto il regalino.
Dà
uno sguardo furtivo, mentre Peppino
cerca
di tenerlo nascosto.)
PEPPINO: E Mariuccia dov'è?
D. CONCETTA: E' in camera sua. Si sta
preparando
per la festa. Tu accomodati sul divano.
(Mentre
va verso la stanzetta di Mariuccia)
Peppino,
mi fai un piacere?
PEPPINO: Anche due.
D. CONCETTA: Mentre aiuto Mariuccia
a vestirsi,
tu vuoi ricevere gli ospiti? Come un
vero
padrone di casa!
PEPPINO: Sì, signora. Con piacere!
D. CONCETTA: Li fai accomodare e li
intrattieni.
Sul tavolo ci sono dei dolci. Li offri
agli
invitati! (Esce.)
(Peppino resta solo. Gira per la stanza.
Posa il regalino sulla credenza. Osserva
i dolci, poi ne mangia qualcuno.)
PEPPINO: Uhù! Buoni!... Veramente buoni
questi
pasticcini!
(Suona il campanello. Peppino si accomoda
la cravatta, dà un colpo di pettine
ai capelli
e va ad aprire. Entra Nicola. Ha dei
fiori
per Mariuccia, che non lascerà mai
prima
di donarli all'amica. Ha un foulard
sgargiante
intorno al collo.)
NICOLA: Buona sera... Uhè Peppì!...
Quasi
quasi non ti riconoscevo, così elegante!...
E bravo il nostro giovanotto!
PEPPINO: (Con un dolce in bocca) Anche
tu...
niente male! (Gli fa sventolare il
foulard.)
NICOLA: Nun ci sta ancora nisciuno!?
Io so'
sempe puntuale.
PEPPINO: Quando si tratta di mangiare!
NICOLA: Guarda chi parla! E tu che
stai facendo?
Nun stai strafuchenno?
PEPPINO: (Con l'aria di chi si sente
importante)
Io?... Ma va!... Io sto facendo il
maggiordomo!
NICOLA: (Tra sé, ma ad alta voce) Sì,
'o
mangi e dormo!
(Suona il campanello. Peppino va ad
aprire,
mentre Nicola furtivamente va al tavolo
e
voracemente manda giù alcuni pasticcini.
Entra Franco, anch'egli con un regalo.)
PEPPINO: Professore, entrate. (Con
fare cerimonioso)
Mariuccia sarà pronta fra poco. Accomodatevi
sulla poltrona.
FRANCO: (Con aria volutamente seria)
Mille
grazie, signor Maggiordomo. (Si accorge
di
Nicola.) Toh! Guarda chi c'è! Quando
si tratta
di mangiare è sempre puntuale!
NICOLA: Prego, prussò. Io so' puntuale,
anche
quanno si tratta 'e faticà.
FRANCO: Anche a scuola eri sempre puntuale...
(con tono ironico) a creare confusione!...
O mi sbaglio, giovanotto?
NICOLA: (Offeso) Uè! Chesta è diventata
na
canzone 'e Carosone... Nicola a coppa
e Nicola
a sotto! Mannaggia 'a capa d' 'o ciuccio
d''o nonno 'e 'Ntonio!... 'a verità
è che
'a maesta me teneva 'ccà. (Mette la
mano
sullo stomaco.) Io sartia stato 'o
primmo
d' 'a scola, c' 'a vuluntà che tenevo!
Ma
'a maesta aveva sparat' 'a sentenza:
"Nicola,
tu sei un asino!" Sapite? Pareva
una
'e chelle ffrasi che si scrivono ncopp'
'e
mmure c' 'a bumbuletta!... "Tu
sei un
asino con le orecchie!" E nun
'e puoi
cancellà facilmente!
(Suona il campanello. Peppino va ad
aprire.
Entrano la maestra, vestita elegantemente,
con un pacchettino, e la mamma di donna
Concetta.
Saluti vari.)
NICOLA: (Rivolto al pubblico) Oì! Quann'
uno dice 'a verità! Parli d' 'o diavolo
e
appaiono 'e corne!
MAMMA: Io vado da Mariuccia.. Con permesso.
MAESTRA: Nicola! (Con dolcezza) Nicola,
che
piacere vederti!
NICOLA: Sì, sì. 'A for' 'a scola!
FRANCO: Signora maestra, Nicola pensa
che
voi lo tenevate qua, sullo stomaco.
MAESTRA: Nooo! E perché poi avrei dovuto
averlo sullo stomaco. Sì, era un po'
vivace...
NICOLA: (C.s.) Siente, siente!... Pe'
nun
dicere che ero nu riavolo co' 'e corne!
MAESTRA: Qualche volta disturbava la
lezione
...
NICOLA: (C.s.) Siente, siè! Facevo
cadè cocche
seggia pe' terra.
MAESTRA: Studiava poco, in verità...
E poi
i compiti: che disastro!
NICOLA: (Imitando la maestra) E poi
i compiti:
che disastro! (Rivolto alla maestra)
Ma voi
dove eravate, signora maestra?... Sempe
dint'
'o corridoio a parlà! Nciù-ciù... Nciù-ciù...
Nciù-ciù! (Rivolto al pubblico) Nun
lle seccava
maie 'a lengua!
MAESTRA: Due minuti!... Cosa vuoi che
siano
due minuti?!?
NICOLA: Duie minute?... Doie ore, vulite
dicere!... Doie ore e coccosa 'a fore!
FRANCO: (Per conciliare le parti) su,
su,
basta! Stiamo qui per festeggiare.
Datevi
la mano e fate pace. Nicò, forza! Stringi
la mano alla tua maestra!
NICOLA: (Con aria forzata) E va bbuono,
và!...
Facimmo stu sacrificio! (Mentre le
stringe
la mano) Chi ha avuto, avuto, avuto...
chi
ha dato, ha dato, ha dato: scurdammece
'o
passato...
ORAZIO: (Entrando proprio in quel momento,
canticchiando) Simm' 'e Napoli, paisà!
(Ad
alta voce) Salute a tutti. (Con fare
cerimonioso)
Signora maestra. (Le bacia la mano
goffamente.)
Cumme vedo, è ancora ampressa... E
Mariuccia?
PEPPINO: Si sta preparando. Verrà fra
poco.
Accomodatevi e prendete qualche dolce.
(Prende
il vassoio e gli offre i pasticcini.)
ORAZIO: (Ne mangia un paio.) Uhù! Songo
buoni!...
Veramente squisiti!
PEPPINO: Maestra, prendete! Sono buoni.
NICOLA: (Allungando la mano) Veramente!
Songo
proprio buoni!
(Suona il campanello.)
ORAZIO: Uè! Io vi saluto!... Vengo
cchiù
tardi. Mo' tengo na cosettina importante
da fare.
(Peppino accompagna Orazio alla porta
e non
rientra.)
MARIUCCIA: (Accompagnata dalla nonna,
raggiante
di gioia) Iuh-hù! Eccomi qua. Sono
pronta!
(Nicola si prepara ad offrire i fiori
all'amica.
La maestra si intromette e saluta la
bimba.)
MAESTRA: Mariuccia, amore! Tanti auguri!
(Le dà due baci.) Questo è per te.
(Le dà
il regalo.)
MARIUCCIA: Grazie, maestra.
NICOLA: (Rivolto al pubblico) Chesta
sta
sempe miezo. 'A tengo proprio ccà,
ohì! (Mostra
la gola.)
MAESTRA: (A Mariuccia) Aprilo!
MARIUCCIA: (Apre il regalo: è un libro.
Legge
il titolo) "Ventimila leghe sotto
i
mari" di Giulio Verne... Che bello!!!
Grazie, signora maestra. (Poggia il
libro
sul tavolo.)
NICOLA: (Rivolta alla maestra) Posso?...
Toccherebbe a me! (La maestra si fa
da parte.
Offre i fiori all'amica.) Mariuccia,
sono
per te!... I più belli che ho trovato.
MARIUCCIA: Oooh! Che bei fiori! Grazie,
Nicola.
(Si danno due baci.) Nonna, per favore,
mi
prendi un vaso?
NONNA: Dà qua. Te li sistemo io. (Prende
i fiori e va in cerca di un vaso.)
(Fuori scena si sentono delle voci
di bambini.
Dopo un po' , intonando "Tanti
auguri
a te", entrano preceduti da Peppino.
Terminata la canzone, circondano Mariuccia
e le danno gli auguri. Un'amica si
fa avanti
e le dà il regalo che aveva tenuto
nascosto
dietro il corpo.)
AMICA: Questo è per te. Aprilo.
MARIUCCIA: (Apre.) che bello!!! "Il
sapientino"!!!... Grazie, grazie.
Uuuh!
C'è anche un biglietto!
TUTTI: Leggilo, leggilo!
MARIUCCIA: (Legge.) "Alla nostra
cara
Mariuccia
che a scuola non è mai ciuccia,
sempre pronta ad aiutare
chi il problema non sa fare.
Questa sera è grande festa
anche nei fiumi nella foresta.
Tutti i pesci e gli animali
tanti tanti bei regali
son felici di mandare
se tu con loro vuoi giocare.
Tanti baci noi ti diamo
con il dono che portiamo.
(Firmato: I compagni di classe)
Ooooh! Come siete cari! E anche dei
grandi
poeti!
(Tutti battono le mani e gridano di
gioia.
Mariuccia e Peppino offrono pasticcini.
Intanto
furtivamente entra Orazio e osserva
la festa.
FRANCO: (Notando lostrano comportamento
di
Orazio) Cosa c'è? Mi sembri agitato!
ORAZIO: (Cercando di nascondere il
suo imbarazzo)
Agitato io?!? Nooo!... E perché mai
dovrei
essere agitato?
FRANCO: Orà, scusa. Mi sono sbagliato!
(Entrano donna Concetta e don Pasquale,
portando
una grande torta con undici candele
rosa.)
TUTTI: Oooooh! (Applaudono.)
MAESTRA. Forza, ragazzi. Tutti insieme.
"Tanti
auguri a te...
TUTTI: (Cantano con la maestra.) ...tanti
auguri a te, tanti auguri felici, tanti
auguri
a Mariuccia!"
(Applauso generale e urla di gioia.
Nel frattempo
Orazio furtivamente si allontana ed
esce.)
D. CONCETTA: (Indicando la torta) Pasquà,
mettiamola qua, al centro... Ecco,
così.
D. PASQUALE: (Raggiante di gioia) Franco,
passami una sedia per Mariuccia. (Franco
esegue.) Grazie. (Rivolto alla figlia)
Mariuccia,
vieni qua, bella di papà. (La aiuta
a salire
sulla sedia.) Sì, così va proprio bene.
Ora
scendi e offri altri dolci, forza.
(Mariuccia
esegue.)
D. CONCETTA: (Saluta la mestra.) Maestra,
la vostra presenza ci onora ed è il
regalo
più bello per Mariuccia!
MAESTRA: Donna Concetta, mi fate arrossire!...
Mariuccia merita la presenza di tutti
noi.
E poi è sempre un piacere essere vostra
ospite!
D. PASQUALE: Maestra, quale onore?
MAESTRA: L'onore è mio!
NICOLA: (Interrompendo il dialogo tra
la
maestra ed i padroni di casa.) donna
Concè,
noi siamo pronti per soffiare le candele.
Che aspettammo cchiù?
D. CONCETTA: Bene, bene. Allora tutti
intorno
alla torta... Franco, tu sei pronta
per immortalare
questo avvenimento?
FRANCO: Prontissimo! (Prende la macchina
fotografica, con il flash già montato
e pronta
per l'uso. Fa un paio di lampi per
provare
la carica delle batterie.)
TUTTI: Oooh!
FRANCO: Niente paura!... E' solo una
prova!
D. PASQUALE: Mariuccia, vieni. (L'aita
a
salire sulla sedia.) Signorine, alla
mia
sinistra. Giovanotti, a destra. La
nonna
e la maestra dietro a Mariuccia, prego.
Concettì,
sali sulla sedia vicino a me. (Eseguono.)
NICOLA: Don Pasquà, 'e vulimmo appiccià
'e
candeline? Ccà fa notte!
D. PASQUALE: (Scende dalla sedia e
si avvicina
alla torta.) Nicò, chiano... chiano.
Nisciuno
ci corre appriesso! (Cerca l'accendino
nelle
tasche. Non lo trova.) Chi mi dà un
po' di
fuoco?
NICOLA: (A Peppino, che gli è vicino)
Don
Pasquale nun appiccia cchiù! (Qualche
risata)
ORAZIO: (Entra in quel momento, con
l'accendino
acceso alta la fiamma.) Io!!! Sono
arrivato
giusto in tempo per accendere le candeline!
(Porge l'accendino al Sindaco.) Don
Pasquà,
a voi l'onore!
(Don Pasquale incomincia ad accendere
le
candeline. I bambini si agitano. Qualcuno
batte le mani. Altri: "E una!...
E due!...
E tre!... E quattro!... Orazio prende
posto
per la foto. Intanto Franco monta la
macchina
fotografica sul cavalletto.)
D. PASQUALE: (Accende tutte le candeline.)
Ecco fatto! Franco, tu sei pronto?
FRANCO: Prontissimo! (Dispone per l'inquadratura.)
Mariuccia, un bel sorriso!... Peppì,
alza
la testa!... Nonna, un pochettino più
allegra...
NICOLA: Prussò, 'e cannele si consumano!
Cade 'a cera ncopp' 'a torta! Po' che
nce
mangiammo?
FRANCO: Ecco, arrivo! (Mette l'autoscatto
e corre a sistemarsi nel gruppo) Dieci
secondi
ed è fatta!... Non vi muovete, mi raccomando...
E sorridete!
(Allo scatto tutti applaudono. Franco
corre
alla macchina. Velocemente toglie il
cavalletto.
Lo affida a Peppino, che lo porta in
cucina.
Intanto Orazio furtivamente esce ancora
una
volta.)
FRANCO: Mariuccia, pronta per spegnere?
MARIUCCIA: (Battendo le mani, elettrizzata)
Sì, Sì: sono pronta!
MAESTRA: Ragazzi, pronti?
RAGAZZI: (In coro)Sìììì!
MAESTRA: (Comincia a cantare.) "Tanti
auguri a te..."
TUTTI: (Anche don Pasquale e donna
Concetta)
"Tanti auguri a te. Tanti auguri
felici.
Tanti auguri a te!"
(Tutti applaudono. Mariuccia spegne
le candele,
con l'aiuto degli amici. Franco scatta
alcune
foto. Di nuovo applausi e grida di
gioia.
All'improvviso si sente un boato fragoroso.
Trema la casa. Si spegne la luce. Nel
buio
cadono degli oggetti, mentre Mariuccia
e
gli amici strillano dalla paura. Si
sentono
le voci degli adulti, che tradiscono
la giustificata
paura!)
D. CONCETTA: (Terrorizzata) Mamma mia,
cosa
è stato!?!
MAESTRA: (Anche lei terrorizzata) Aiuto!...
Il terremoto!... Aiuto!
D. PASQUALE: Calma! Calma! Non è il
terremoto!...
Non abbiate paura!
FRANCO: E' finito tutto! E' finito
tutto!...
Non scappate!
MARIUCCIA: (Piangendo) Mamma, non vedo
niente!
Papà, accendi la torcia!
(Franco fa un po' di luce con i lampi
del
flash.)
D. CONCETTA: Pasquà, accendi le candele
della
torta.
(Don Pasquale accende alcune candeline.
Una
fioca luce illumina la stanza. I bambini
sono tutti abbracciati e paurosi. La
nonna
è semisvenuta sul divano. La maestra
cerca
di rianimarla. Franco dà coraggio ai
bambini.
Ci sono sedie per terra ed altri oggetti.)
D. PASQUALE: Non abbiate paura!...
Non è
il terremoto. E' stato uno scherzo!
Qualcuno
ha pensato di festeggiare il compleanno
di
Mariuccia con un po' di dinamite!!!...
La
festa non è ancora finita!... Forza!
Tutti
insieme. (Incomincia a cantare.) "Tanti
auguri a te..."
D. CONCETTA: Maestra!... Franco!...
Ragazzi!...
Su! "Tanti auguri a te..."
(Uno alla volta, piangendo, incominciano
a cantare, illuminati dalla luce delle
candeline.
(Si chiude il sipario.)
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