Opere di Carmine Montella

Don Pasquale, sindaco
Atto Secondo
(SCENA PRIMA)

(Sabato, ore 8.30. Suona il campanello. Mariuccia esce dalla cucina e va ad aprire. Entra Franco.)

MARIUCCIA: (Dietro le quinte) Buon giorno, Franco.

FRANCO: (Dietro le quinte) Ciao, bella. (Entra in scena cantando.) Tanti auguri a te. Tanti auguri a te... (Si stringe la bambina tra le braccia in modo affettuoso e le dà un bacio.) Tu sei un angelo. Stasera ti un bel regalo.

(Entra donna Concetta. Porta il vassoio con una tazza di caffè e la zuccheriera.)

D. CONCETTA: Buon giorno, Franco.

FRANCO: Buon giorno.

D. CONCETTA: (Indicando il caffè) L'ho appena tolto dal fornello. E' bello caldo. (Rivolta alla figlia) Mariuccia, preparati tu!

FRANCO: (Mette lo zucchero nel caffè e incomincia a bere.) E don Pasquale?

D. CONCETTA: Sta nel bagno. (Con aria preoccupata e accompagnandosi con una mimica particolare) Uhùuuu! Ha una brutta cera!... Stanotte si agitava nel sonno e si girava e rigirava sotto le coperte!

FRANCO: Io glielo dico in continuazione: "Pasquà, se vuoi vivere tranquillo, lascia perdere la politica. Avrai solo dispiaceri e preoccupazioni. La politica lasciala ai delinquenti, agli affaristi e agli intrallazzatori!"

D. CONCETTA: Quante volte gliel'ho detto anch'io! Ma non è servito a niente. E' deciso. E' cocciuto. E' convinto di salvare da solo la società!

(Entra don Pasquale, mentre si rade la barba con un rasoio elettrico.)

D. PASQUALE: No, non sono convinto di salvare la società. Cerco solo di risolvere i problemi del nostro paese... O almeno provo a farlo con tutto il mio impegno, con la mia passione.

D. CONCETTA: Una rondine non fa primavera!

D. PASQUALE: Concè, forse hai pure ragione!... Ma se tutti ragionassero così, nessuno farebbe mai niente di buono!

FRANCO: Don Pasquà, la politica è una cosa sporca. Ed io me ne sono allontanato schifato! Non ce la facevo proprio più a combattere prima con gli amici e poi con gli avversari!

D. PASQUALE: Ma vi accorgete che ripetete frasi consumate, la stessa tarantella. La verità è un'altra.

D. CONCETTA: (Rivolta a Franco ed indicando il marito) E' la sua!

D. PASQUALE: I delinquenti stanno occupando sempre più spazio politico, non perché sono più capaci...

FRANCO: Sono più intraprendenti, senza scrupoli!

D. PASQUALE: ... ma solo perché le persone perbène, le persone oneste, corrette, rispettose della legge stanno abbandonando il campo... o per paura o per non avere a che fare con questa gente.

D. CONCETTA: E fanno bene!

D. PASQUALE: Però sono i primi a lamentarsi che il paese non offre NIENTE a nessuno, che la delinquenza sta aumentando, che ci sono troppi drogati in giro, che i giovani in piazza la sera tardi bevono come tanti alcolizzati, distruggono la villa comunale, corrono sulle motociclette come pazzi e non trovano lavoro per costruirsi una famiglia.

FRANCO: Questo è proprio vero!

D. PASQUALE: Franco, in un paese piccolo come il nostro basterebbero dieci persone con un po' di sale in zucca ed animate di buona volontà. Le cose cambierebbero da così a così! (Accompagna la frase con un gesto della mano destra, mostrando prima il palmo, poi il dorso.)

(Arriva Mariuccia, vestita da scolara. Dà un bacio al padre.)

MARIUCCIA: (Sorridente) Buon giorno, papà!

D. PASQUALE: Buon giorno, tesoro. (Tenendola stretta a sé e rivolto alla moglie e a Franco) Vedete?... E' per questi che bisogna far politica. E oggi più che mai!... Ora non mi fermerà neppure il Padreterno!... E' per il loro futuro che bisogna lottare!... Quale eredità noi lasceremo a questi angioletti?... Una società corrotta, fatta di di imbroglioni e di sfaticati?... Un paese agonizzante e invivibile?... Questi pensieri non tormentano i vostri sonni durante la notte? (Donna Concetta e Franco restano ammutoliti. Don Pasquale dà un secondo bacio a Mariuccia e la saluta.) E ora va a scuola, bambina mia, va.

(Franco prende per mano la bimba e porta con l'altra mano la sua cartella.)

FRANCO: Don Pasquà, buona giornata. Ci vediamo più tardi. Arrivederci, donna Concetta. (Va verso la porta.)

D. PASQUALE: Buona giornata. (Richiamando l'amico ormai sulla porta) Franco, rifletti su quello che ho detto e poi ne riparleremo con più calma quando avremo più tempo.

(Franco annuisce ed esce con Mariuccia.)

D. CONCETTA: Pasquà, stanotte hai avuto un sonno agitato. Ti sei girato e rigirato nel letto mille volte... (Lapidaria) Ti vedo preoccupato!

D. PASQUALE: Già... già!... In fondo in fondo Franco non ha torto... La politica è una cosa sporca!... O meglio, Concettì, la politica è una cosa seria, importante, necessaria per l'organizzazione della società.... Sono gli uomini a corromperla e a renderla sporca!... E ogni giorno sta diventando sempre più sporca. (Amareggiato) Che schifezza!!!

D. CONCETTA: Pasquà, cosa è successo?

D. PASQUALE: Alle 11.30 ho appuntamento al Comune con quel faccendiere dell'ing. Porcelli. Che uomo di quattro soldi!

D. CONCETTA: Ahàaa! Quello delle bustarelle facili!

D. PASQUALE: Già!... Quello delle bustarelle facili!... Ma i soldi non sono i suoi. Vorrei proprio sapere che si nasconde dietro le sue sempre più ricche bustarelle!

D. CONCETTA: Sempre per quel famoso terreno?

D. PASQUALE: (Annuendo) Uh! Uh!... (Con tono arrabbiato) Ma la cosa più sporca è un'altra. Gli amici consiglieri della mia maggioranza nelle riunioni ufficiali dicono di appoggiare la soluzione indicata da me. Poi si incontrano di nascosto con l'ing. Porcelli e trattano con lui e con le sue bustarelle... E cambiano facilmente opinione... Il paese è piccolo e c'è sempre qualcuno che vede questi movimenti e viene a rapporto da me. In consiglio spesso mi lasciano solo, affermando che durante la notte hanno riflettuto e cambiato opinione!

D. CONCETTA: E tu lascia perdere questo progetto. Tanto nessuno ti farà la statua d'oro per quest'opera!... Pensa un po' anche alla famiglia... alle nostre paure... alle minacce di far del male a Mariuccia!!!

D. PASQUALE: Per Mariuccia non mi preoccupo. C'è Franco che le sta vicino come un poliziotto e le vuole bene come a una figlia. Chi vorrà farle del male dovrà prima passare sul suo cadavere!

D. CONCETTA: (Preoccupata) Pasquà, questa gentaglia ha il coraggio di passare anche sul suo cadavere, se intendono colpire Mariuccia. E tu lo sai bene! (Una lunga pausa, poi con dolcezza) Pasquà, non fare l'eroe!... Fai un po' anche il padre ed il marito!

(Don Pasquale guarda l'orologio, interrompe bruscamente la conversazione, dà un bacio alla moglie, prende la cartella ed esce.)

D. CONCETTA: Pasquà... (Silenzio. Più forte) Pasquale!

D. PASQUALE: (Dalla porta) Cosa c'è?

D. CONCETTA: Oggi è il compleanno di Mariuccia...

D. PASQUALE: (Battendosi con la mano sinistra sulla fronte) Oh Dio! Che sbadato!... Non le ho dato neppure gli auguri!... Potevate ricordarmelo!

D. CONCETTA: Evviva la politica! (Don Pasquale, aprendo entrambe le braccia, alza le spalle, quasi per dire: "Cosa posso fare?!?) Mi raccomando: torna presto... almeno oggi.
(SCENA SECONDA)

(Suona il campanello. Donna Concetta va ad aprire. Entra la fruttivendola, un po' agitata e preoccupata.)

CARMELA: Buon giorno, donna Concè.

D. CONCETTA: (Sorpresa) Buon giorno... Signora Carmela, qualcosa non va?

CARMELA: (Indecisa) No... Va tutto bene pe' me... e p' 'a famiglia mia. Però... nun saccio manch'io se è 'o vero o mi sbaglio... se aggio capito buono...

D. CONCETTA: (Ancora più sorpresa) Carmelì, non vi capisco. Vi vedo agitata. Se non mi spiegate il fatto, come faccio ad aiutarvi?

CARMELA: Noooo... Io nun aggio bisogno di aiuto. Vi ringrazio.... No... è n' 'ata cosa!... Riguarda 'o marito vuoto!

D. CONCETTA: (Impaurita ed agitata) Uh! Madonna del Carmine! Gli è successo qualcosa? (Si avvicina a Carmela, la afferra con entrambe le mani sulle spalle e la scuote.) Carmelì, è successo qualcosa a don Pasquale? Parlate!!!

CARMELA: Donna Concè, nun v'agitate!... Don Pasquale sta buono. Sta 'ncopp' 'o comune... Io nun ve vulevo fa' piglià 'stu spavento!... Nun m'aggio saputo spiegà. (Donna Concetta si appoggia al tavolo e col fazzoletto si asciuga la fronte. Poi si siedono entrambe.) Mo' ve spieg' 'o fatto... Stammatina, aggio nutato nu movimento curioso 'nnanz' 'o negozio. Duie giuvinotti devono su e giù e guardavano 'a casa vosta... "Aspettarranno 'o sindaco" aggio pensato io. Però chili duie nun mi piacevano!... Doie facce 'e beduini, ch'e capilli lunghe cumm' 'e femmene e co' duie mustacchi fino a mmocca.... Quanno don Franco è sciuto co' Mariuccia, si sono zenniati e chiano chiano 'e nne seguiti fino abbiscio 'o vico. Po' 'e nu turnat' e se nnu fermat' n'ata vota 'nnanz' 'o negozio... Uno 'e chili, 'o cchiù brutto, s'è pigliato na mela, senza dicere manco: "Signo', vuie permettite?" e s''a mmis' a muzzicà!... 'E nove è sciso 'o sindaco... 'O cchiù curto ha ditto zitto zitto: "Eccolo! E' isso!" Chill'ato ha risposto: "Bene, bene. Possiamo andare!" Po' s'hanno pigliato n'ata mela a pperò (=a testa), m'hanno guardato e c' 'o dito mncopp' 'o naso hanno ditto: "Scìiiii!" e se ne sono andati!

D. CONCETTA: (Allibita) Ah!

CARMELA: Donna Concè, 'o fatto nun m' è piaciuto... 'O primmo pensiero è stato chilo 'e correre addo vuie.

D. CONCETTA: (C.s.) E avete fatto bene.

CARMELA: Che faccia brutta che tenevano!... Chilli vonno fa coccola 'e male a don Pasquale1

D. CONCETTA: (Prende una bottiglia di liquore con due bicchieri senza vassoio; versa nervosamente del liquore.) Bevete, Carmelì, avete avuto paura anche voi...

CARMELA: Salute!... Salute! (Devono silenziose.)

D. CONCETTA: Ora vi chiedo un piacere.

CARMELA: Comandate... Qualsiasi cosa.

D. CONCETTA: Sapete mantenere un segreto?

CARMELA: E comme n!

D. CONCETTA: Allora nun dite niente a nessuno, neppure a don Pasquale.

CARMELA: (Sicura di sé) Neppure a maritemo!

D. CONCETTA: (Accompagnandola alla porta con la mano sulla spalla) Grazie... E mi raccomando: se notate qualche movimento strano, avvertitemi.
(Escono continuando a parlare. Donna Concetta rientra. Rimette a posto le sedie e il liquore. Prende i bicchieri e va in cucina.)


(SCENA TERZA)

(Donna Concetta, sola, sceglie un disco dal repertorio della musica classica napoletana e ascolta un po' di musica mentre spolvera. Toglie i fiori dal vaso e si accorge che è senza acqua.. Mentre va in cucina per riempirlo, suona il campanello. Sobbalza dallo spavento, lasciando cadere il vaso che si frantuma in mille cocci. Raccoglie il coccio più grosso e se lo stringe al petto. Poi lo poggia dov'era prima il vaso e si affaccia dalla finestra.)

D. CONCETTA: Chi è?... Sali, sali!... Ti apro. (Va incontro alla mamma, una vecchietta dal passo pesante, capelli bianchi, occhiali. Entrano sottobraccio.) Accomodati! (Si siedono.) Mammina, che piacere vederti. Ti aspettavo stasera.... Come stai?

MAMMA: (Con un po' di fiatone) Sto bene, ringraziando il Signore. E Mariuccia come sta?

D. CONCETTA: Sta bene. Stamattina era tutta euforica, per la festa di stasera. Ha invitato anche la maestra ed alcuni amici!

MAMMA: E' proprio una cara bambina... Voglio farti una confidenza. Quando sto a casa, sola, e i pensieri si accavallano nella mente, mi basta pensare a lei e il mio animo torna sereno.

D. CONCETTA: (Con un sorriso) Eeeeh! Quanto può l'amore!... Mammina come mai sei venuta a quest'ora?

MAMMA: Stanotte ho sognato la buonanima. "Angelì... Angelì, domani va a casa di Concettina! Non ti dimenticare. Va a casa di Concettina!" Non l'ho mai sognato così preoccupato.

D. CONCETTA: (Fingendo allegria) Hai visto? Papà non ha dimenticato che oggi è il compleanno di Mariuccia e ti ha mandato qua per farle gli auguri!... Ehee! La voleva così bene!... Era la luce dei suoi occhi!

MAMMA: (Alquanto triste) Papà aveva le lacrime agli occhi!

D. CONCETTA: (C.s.) Eh! Sì!... Perché non può abbracciare la nipotina e lui ci teneva tanto a festeggiare il suo compleanno!

MAMMA: Non ho chiuso occhio per tutta la notte, dopo il sogno. Mille pensieri mi passavano per la testa... Concettì, io sono preoccupata...

D. CONCETTA: (C.s.) E se ne sono andati questi pensieri?

(La mamma prende il fazzoletto e si asciuga le lacrime. Quando lo rimette in tasca, si accorge del vaso rotto sul pavimento.)

MAMMA: Uuuh! Il vaso che ti regalò la buonanime, quando nacque Mariuccia.

D. CONCETTA: Mi è caduta dalle mani, quando hai suonato il campanello... Devo raccogliere i cocci... Ma', ti porto una tazza di cioccolata?

MAMMA: No, desidero un bicchiere di acqua. (Concetta va in cucina. Torna col bicchiere pieno di acqua nella mano destra e nella sinistra la scopa e la paletta della spazzatura. Poggia il bicchiere sulla tavola. Le trema la mano.) Concettì, bella di mamma, sei agitata!

D. CONCETTA: (Mentre comincia a raccogliere i cocci) Mi sono innervosita, quando si è rotto il vaso. Era un ricordo di papà... (La mamma sorseggia l'acqua, mentre donna Concetta raccoglie gli altri cocci.) Ma ora è passato... E poi... (fingendo ancora allegria) non c'è festa senza cocci! (Porta via i cocci nella paletta.)

MAMMA: Concettì, siediti un momento. (La figlia esegue. La guarda negli occhi.) Ti vedo preoccupata!

D. CONCETTA: (Evasiva) Ma no... è una tua impressione!

MAMMA: (Facendole una carezza sul viso) Agli occhi di mamma non sfugge niente!... Forza, cosa c'è che non va?

D. CONCETTA: (Ha una breve reazione di pianto; si asciuga le lacrime; poi comincia finalmente a confidarsi con la madre.) Da un po' di tempo ci stanno minacciando...

MAMMA: (Spaventata) Oh Signore!

D. CONCETTA: ... nel cuore della notte spesso suona il telefono: "Don Pasquà, si vulite bene a vostra figlia, scurdateve 'a munnezza!!!"

MAMMA: (C.s.) Oh Signore benedetto! (Bacia ripetutamente il crocifisso della sua catenina.) Proteggi questa casa!

D. CONCETTA: Pasquale sta nervoso e non riesce a dormire la notte. Prima di chiudere gli occhi, sta ore intere davanti al televisore.

MAMMA: Oh Dio Santo!... E voi avete dei sospetti?

D. CONCETTA: Dei sospetti?!?... Ma', sono i proprietari della discarica! Una banda di criminali!... Ed ora ci voleva anche l'ing. Porcelli!

MAMMA: E chi è?

D. CONCETTA: Un geometruccio da strapazzo a servizio di altri prepotenti, che sta cercando in tutti i modi di corrompere Pasquale, per avere una concessione edilizia per realizzare un complesso residenziale su un loro terreno, sul quale il Comune vuole invece costruire un'opera a servizio dei cittadini... E Pasquale, naturalmente, quando decide una cosa, non lo smuovi neanche con le cannonate!

MAMMA: Io glielo dico sempre a tuo marito. "Pasqua', se vuoi vivere tranquillo, ogni tanto lega l'asino dove vuole il padrone." E lui risponde: "Piuttosto smetto!"

D. CONCETTA: Quante volte glielo dico anch'io: "Pasqua', lascia perdere quel progetto. Non ti intestardire come un Don Chisciotte contro i mulini a vento!" Poi, quando sto sola in casa, penso che lui abbia ragione. Bisogna lottare e avere la forza di persistere, di continuare con fermezza e con ostinazione, per realizzare opere importanti, anche contro i mostri della società moderna1

MAMMA: Concettì, io sono preoccupata!... 'A buonanima piangeva nel sonno! E il fatto non mi piace!

D. CONCETTA: (Per tranquillizzare la mamma) Mammà, piangeva di gioia!... Oggi è il compleanno di Mariuccia!... (Cercando di cambiare discorso) Su, alzati! (L'aiuta ad alzarsi) Vieni con me in cucina.

MAMMA: No, no! Voglio andare al cimitero. Devo accendere un cero sulla tomba di Salvatore.

D. CONCETTA: (Prende un biglietto da 10.000 lire.) Ma', compra anche dei fiori per me. (Accompagnandola alla porta sotto braccio) Ti aspetto stasera. Non venire tardi. (Si baciano e la mamma esce. Donna Concetta va a prendere il coccio del vaso; se lo stringe al petto.) O padre mio, dammi forza! (Va in cucina, portando via il coccio.)

(SCENA QUARTA )

(Ore 12.30. Arriva don Pasquale dal comune. Butta la cartella sul divano, sconfortato. Prende una bottiglia di whisky e beve ripetutamente in modo nervoso. Entra la moglie.)

D. CONCETTA: Hai una brutta cera, maritino mio. Ma in fondo ad un bicchiere nessuno mai ha trovato la soluzione dei propri problemi!

D. PASQUALE: Buono questo whisky! Veramente gradevole... Ogni tanto fa bene berne un goccio!

D. CONCETTA: Un goccio, non un litro!... Pasquà, cosa è successo?

D. PASQUALE: Che schifezza!... La gente pensa solo ai propri interessi. Tutti sono autorizzati a credere che tu sia in vendita o pronto a barattare per soldi.... Nessuno pensa che tu possa essere una persona onesta...

D. CONCETTA: (Con amarezza) L'onestà è morta tanto tempo fa!

D. PASQUALE: (Continuando) ... che tu possa lavorare per renderti utile alla collettività...

D. CONCETTA: Sì, per avere una medaglia d'oro... in memoria!

D. PASQUALE: Sì, Concettì, hai detto bene: "In memoria". (Fa un giro per la stanza, sorseggiando un altro whisky. Poi finge di leggere l'epigrafe incisa sulla sua lapide.) "IN MEMORIA DI DON PASQUALE MONTUORI, UOMO NOBILE PROBO, LA CUI VITA DEDICÒ ALLA FAMIGLIA, AL LAVORO, ALLA POLITICA. L'ING. PORCELLI POSE. ANNO DEL SIGNORE 1988."

D. CONCETTA: (Lo segue con lo sguardo nei suoi movimenti.) Uhè!... Ma ti ha dato di volta il cervello?... O è l'effetto del whisky?

D. PASQUALE: (Con tono serio) E' l'effetto della paura!

D. CONCETTA: (Esterrefatta) Paura?!?... Cosa significa?

D. PASQUALE: (Sereno) Paura significa... paura!... Paura e basta! (Cammina per la stanza.) Forse avete proprio ragione tu e Franco. Bisogna proprio lasciare perdere tutto e dedicare alla famiglia il proprio tempo, le proprie energie, la propria cultura, la propria salute!... Godersi le domeniche, le feste, gli avvenimenti importanti... Abbiamo una casa al mare in un posto incantevole sulla costa tirrenica, per andarci soltanto un mese all'anno!... In questo momento vorrei abbandonare ogni cosa e scappare a Palinuro, prendere la nostra barchetta e andarmene all'Arco Naturale, tutto solo come un vecchio lupo di mare, a respirare il sapore del mare, che ti entra nel corpo per ogni poro della pelle e ti tempra lo spirito...

D. CONCETTA: (Lo afferra per un braccio e lo trattiene.) Pasquà, cosa è successo al comune?

D. PASQUALE: (La guarda fissa negli occhi, per alcuni secondi.) Concettì, fanno sul serio!!!... (Gira ancora per la stanza.) L'ing. Porcelli è un pupazzo innocuo nelle mani di un esperto burattinaio nascosto dietro il sipario. E' solo un misero portavoce, un fantoccio, un... non so come definirlo... un... un bravo a servizio di un moderno don Rodrigo molto potente... (Con amarezza) Donna Concè, tuo marito si è cacato sotto... (Lunga pausa) Mi hanno offerto centomilioni in cambio di una firmetta...

D. CONCETTA: (Incredula) Cento milioni?!?

D. PASQUALE: (Con ilarità) Già! Cento milioni!... Cento milioni per scrivere in calce ad un documento "Pasquale Montuosi". Semplice, no?... Vedi, così! (Finge di scrivere su un foglio.) Pa-squa-le Mon-tuo-ri!

D. CONCETTA: Vogliono la concessione edilizia, vero?... Per quel complesso residenziale che sfiderà il tempo con la sua nuova linea architettonica, come dice l'ing. Porcelli?

D. PASQUALE: (Con amarezza) Per l'appunto!

D. CONCETTA: E tu cosa hai detto?

D. PASQUALE: Naturalmente NO!... Un NO secco, deciso, ca-te-go-ri-co!

D. CONCETTA: E l'ing. Porcelli?

D. PASQUALE: (Agitato) Si è sentito autorizzato a dirmi: "Sindaco, lei o è fesso o non vuole vivere tranquillo!... Don Pasquale, io sono autorizzato ad aggiungere altri 50 milioni. Se li rifiuta, sarò costretto ad avvertirla che interverranno ALTRI a chiudere definitivamente il caso!... Io l'ho messo alla porta gridandogli in faccia non ricordo quali brutte parole!... (Lunga pausa) Concettì, ti annuncio che ora stiamo nel mirino della camorra!!!

(Suona il campanello. Don Pasquale sobbalza.)

D. CONCETTA: (Mentre va ad aprire) Calmati Pasquà. Vedrai che le cose si aggiusteranno!... Parlane con gli amici consiglieri. (Apre la porta.)

D. PASQUALE: (Ad alta voce) Quelli si venderebbero l'anima per un po' di soldi!!!

(Proprio in quel momento entra Orazio.)

ORAZIO: Uhè! Pure io venderei l'anima per un po' di soldi!... Chi la vuol comprare? (Rivolto a donna Concetta e indicando il sindaco) Cosa è successo?

D. CONCETTA: (Perplessa e sospettosa) Perché, Orazio, cosa doveva succedere?

ORAZIO: (Un po' confuso) Non so... ho visto don Pasquale lasciare il comune velocemente...

D. CONCETTA: (c. s.) Ah! E tu hai subito pensato ...

ORAZIO: (c. s.) Eeeh! Che fosse successo qualcosa!!!

D. PASQUALE: Già!...Già!... Se il sindaco torna velocemente a casa, è segno che gli è successo qualcosa!... Orazio, hai ragione!... Hai perfettamente ragione!... A te lo posso dire: tus ei un amico. La camorra ha deciso che in questa casa non si dovrà più vivere tranquilli... A meno che...

ORAZIO: (Con aria interessata) A meno che?!?

D. PASQUALE: A meno che io non cambi idea su una certa cosa.

ORAZIO: (Dimostrando di sapere) Ah!... Eh!... 'A licenza che vo' pe' forza l'ing. Purcielli...

D. PASQUALE: ... a nome di un don Rodrigo che si nasconde... (Si ferma di colpo e guarda Orazio con aria sospettosa.) Orà, ma tu come mai sei a conoscenza di questa storia?

ORAZIO: (Imbarazzatissimo) L'ing. Purcielli, sapenno che io vengo sempe ncopp' 'a casa vosta, mi ha pregato comme a nu santo 'e mettere na bona parola pe' ve fa firmà chella licenza... 'On Pasquà, hann' 'a fa na cosa 'e fin' 'e munno! Ehee! L'ing. Purcielli è na brava persona, gentile, educato e... mi ha dato pure nu regalino! (Fa il tipico gesto con le dita che indica i soldi.) 'On Pasquà, firmate!... Chillo vo' fa pure 'o teatro e tre camp' 'e bocce !... Eheee ! Si stessi io 'o posto vuoto, a chest'ora...

D. PASQUALE: ... Staresti già a Poggioreale, con le catene ai polsi!... Orà, ma quali brave persone? Questa è gente che minaccia! E le minacce fanno paura. A volte penso a Mariuccia e mi viene voglia...

ORAZIO: (Pronto) ... di firmare!!!

D. PASQUALE: di lasciare il mondo in mano ai fetenti e di andarmene via con la famiglia in un luogo tranquillo. Poi mi faccio coraggio (Suona il campanello varie volte. Donna Concetta va ad aprire.) e mi dico: (Ad alta voce) "DEVO COMBATTERE CONTRO I DELINQUENTI CON CORAGGIO!!!"

(Entrano in quel momento Mariuccia e Franco)

MARIUCCIA: (Euforica) Bravo, papà!... Bravo! (Corre e gli dà un bacio.) Proprio così ho scritto nel mio tema a scuola: "Il mio papà combatte contro i delinquenti, perché è un uomo molto coraggioso!" La maestra mi ha messo "dieci"!!! Guarda. (Cerca il quaderno nella cartella.) Dov'è?... Dov'è? (Impaziente) Franco, aiutami a trovarlo.

FRANCO: (Cerca nella cartella.) Trovato! Eccolo!... Don Pasquà, Mariuccia è una scrittrice nata! Leggi... Leggi il suo capolavoro!

D. PASQUALE: (Prende il quaderno.) Leggiamo questo capolavoro. <<Tema: "La delinquenza nella società odierna.">>

ORAZIO: Io vi saluto. Eè ora di pranzo. Buona giornata.

(Saluti vari. Don Pasquale non si gira, tutto intento a guardare il tema.)

D. PASQUALE: (Legge mentre la moglie toglie il grembiule alla piccola.) "Bla... bla... bla... bla... La società è piena di persone cattive che incutono paura ai deboli. Ma io sono una bimba fortunata, perché ho un papà forte e coraggioso, che mi difende dai delinquenti... " (Stringe la bimba a sé, le accarezza i capelli e le dà vari baci.)

FRANCO: E' un piacere leggere le composizioni di Mariuccia. Ricche di idee ed espresse con un italiano corretto e lineare!

(Don Pasquale si inginocchia davanti alla figlia. Le prende con forza le spalle tra le mani e la fissa negli occhi.)

D. PASQUALE: (Con voce ferma e decisa) E' vero, bambina mia. Tu hai un padre forte e coraggioso!!! (Poggia la testa sulle sue spalle.)

MARIUCCIA: Papà, ma tu piangi?

D. PASQUALE: (Asciugandosi gli occhi con il palmo della mano) Sì, cara... Di gioia!!!

(Mariuccia gli dà un bacio.)

(SCENA QUINTA )

(Sabato, ore 12.30. Suona il campanello. Donna Concetta va ad aprire, attraversando tutta la stanza. Entra Peppino, con un pacchettino infioccato che cerca di nascondere dietro la schiena.)

PEPPINO: Buona sera.

D. CONCETTA: Buona sera, Peppì.

(Donna Concetta ha visto il regalino. Dà uno sguardo furtivo, mentre Peppino cerca di tenerlo nascosto.)

PEPPINO: E Mariuccia dov'è?

D. CONCETTA: E' in camera sua. Si sta preparando per la festa. Tu accomodati sul divano. (Mentre va verso la stanzetta di Mariuccia) Peppino, mi fai un piacere?

PEPPINO: Anche due.

D. CONCETTA: Mentre aiuto Mariuccia a vestirsi, tu vuoi ricevere gli ospiti? Come un vero padrone di casa!

PEPPINO: Sì, signora. Con piacere!

D. CONCETTA: Li fai accomodare e li intrattieni. Sul tavolo ci sono dei dolci. Li offri agli invitati! (Esce.)

(Peppino resta solo. Gira per la stanza. Posa il regalino sulla credenza. Osserva i dolci, poi ne mangia qualcuno.)

PEPPINO: Uhù! Buoni!... Veramente buoni questi pasticcini!

(Suona il campanello. Peppino si accomoda la cravatta, dà un colpo di pettine ai capelli e va ad aprire. Entra Nicola. Ha dei fiori per Mariuccia, che non lascerà mai prima di donarli all'amica. Ha un foulard sgargiante intorno al collo.)

NICOLA: Buona sera... Uhè Peppì!... Quasi quasi non ti riconoscevo, così elegante!... E bravo il nostro giovanotto!

PEPPINO: (Con un dolce in bocca) Anche tu... niente male! (Gli fa sventolare il foulard.)

NICOLA: Nun ci sta ancora nisciuno!? Io so' sempe puntuale.

PEPPINO: Quando si tratta di mangiare!

NICOLA: Guarda chi parla! E tu che stai facendo? Nun stai strafuchenno?

PEPPINO: (Con l'aria di chi si sente importante) Io?... Ma va!... Io sto facendo il maggiordomo!

NICOLA: (Tra sé, ma ad alta voce) Sì, 'o mangi e dormo!


(Suona il campanello. Peppino va ad aprire, mentre Nicola furtivamente va al tavolo e voracemente manda giù alcuni pasticcini. Entra Franco, anch'egli con un regalo.)

PEPPINO: Professore, entrate. (Con fare cerimonioso) Mariuccia sarà pronta fra poco. Accomodatevi sulla poltrona.

FRANCO: (Con aria volutamente seria) Mille grazie, signor Maggiordomo. (Si accorge di Nicola.) Toh! Guarda chi c'è! Quando si tratta di mangiare è sempre puntuale!

NICOLA: Prego, prussò. Io so' puntuale, anche quanno si tratta 'e faticà.

FRANCO: Anche a scuola eri sempre puntuale... (con tono ironico) a creare confusione!... O mi sbaglio, giovanotto?

NICOLA: (Offeso) Uè! Chesta è diventata na canzone 'e Carosone... Nicola a coppa e Nicola a sotto! Mannaggia 'a capa d' 'o ciuccio d''o nonno 'e 'Ntonio!... 'a verità è che 'a maesta me teneva 'ccà. (Mette la mano sullo stomaco.) Io sartia stato 'o primmo d' 'a scola, c' 'a vuluntà che tenevo! Ma 'a maesta aveva sparat' 'a sentenza: "Nicola, tu sei un asino!" Sapite? Pareva una 'e chelle ffrasi che si scrivono ncopp' 'e mmure c' 'a bumbuletta!... "Tu sei un asino con le orecchie!" E nun 'e puoi cancellà facilmente!

(Suona il campanello. Peppino va ad aprire. Entrano la maestra, vestita elegantemente, con un pacchettino, e la mamma di donna Concetta. Saluti vari.)

NICOLA: (Rivolto al pubblico) Oì! Quann' uno dice 'a verità! Parli d' 'o diavolo e appaiono 'e corne!

MAMMA: Io vado da Mariuccia.. Con permesso.

MAESTRA: Nicola! (Con dolcezza) Nicola, che piacere vederti!

NICOLA: Sì, sì. 'A for' 'a scola!

FRANCO: Signora maestra, Nicola pensa che voi lo tenevate qua, sullo stomaco.

MAESTRA: Nooo! E perché poi avrei dovuto averlo sullo stomaco. Sì, era un po' vivace...

NICOLA: (C.s.) Siente, siente!... Pe' nun dicere che ero nu riavolo co' 'e corne!

MAESTRA: Qualche volta disturbava la lezione ...

NICOLA: (C.s.) Siente, siè! Facevo cadè cocche seggia pe' terra.

MAESTRA: Studiava poco, in verità... E poi i compiti: che disastro!

NICOLA: (Imitando la maestra) E poi i compiti: che disastro! (Rivolto alla maestra) Ma voi dove eravate, signora maestra?... Sempe dint' 'o corridoio a parlà! Nciù-ciù... Nciù-ciù... Nciù-ciù! (Rivolto al pubblico) Nun lle seccava maie 'a lengua!

MAESTRA: Due minuti!... Cosa vuoi che siano due minuti?!?

NICOLA: Duie minute?... Doie ore, vulite dicere!... Doie ore e coccosa 'a fore!

FRANCO: (Per conciliare le parti) su, su, basta! Stiamo qui per festeggiare. Datevi la mano e fate pace. Nicò, forza! Stringi la mano alla tua maestra!

NICOLA: (Con aria forzata) E va bbuono, và!... Facimmo stu sacrificio! (Mentre le stringe la mano) Chi ha avuto, avuto, avuto... chi ha dato, ha dato, ha dato: scurdammece 'o passato...

ORAZIO: (Entrando proprio in quel momento, canticchiando) Simm' 'e Napoli, paisà! (Ad alta voce) Salute a tutti. (Con fare cerimonioso) Signora maestra. (Le bacia la mano goffamente.) Cumme vedo, è ancora ampressa... E Mariuccia?

PEPPINO: Si sta preparando. Verrà fra poco. Accomodatevi e prendete qualche dolce. (Prende il vassoio e gli offre i pasticcini.)

ORAZIO: (Ne mangia un paio.) Uhù! Songo buoni!... Veramente squisiti!

PEPPINO: Maestra, prendete! Sono buoni.

NICOLA: (Allungando la mano) Veramente! Songo proprio buoni!

(Suona il campanello.)

ORAZIO: Uè! Io vi saluto!... Vengo cchiù tardi. Mo' tengo na cosettina importante da fare.

(Peppino accompagna Orazio alla porta e non rientra.)

MARIUCCIA: (Accompagnata dalla nonna, raggiante di gioia) Iuh-hù! Eccomi qua. Sono pronta!

(Nicola si prepara ad offrire i fiori all'amica. La maestra si intromette e saluta la bimba.)

MAESTRA: Mariuccia, amore! Tanti auguri! (Le dà due baci.) Questo è per te. (Le dà il regalo.)

MARIUCCIA: Grazie, maestra.

NICOLA: (Rivolto al pubblico) Chesta sta sempe miezo. 'A tengo proprio ccà, ohì! (Mostra la gola.)

MAESTRA: (A Mariuccia) Aprilo!

MARIUCCIA: (Apre il regalo: è un libro. Legge il titolo) "Ventimila leghe sotto i mari" di Giulio Verne... Che bello!!! Grazie, signora maestra. (Poggia il libro sul tavolo.)

NICOLA: (Rivolta alla maestra) Posso?... Toccherebbe a me! (La maestra si fa da parte. Offre i fiori all'amica.) Mariuccia, sono per te!... I più belli che ho trovato.

MARIUCCIA: Oooh! Che bei fiori! Grazie, Nicola. (Si danno due baci.) Nonna, per favore, mi prendi un vaso?

NONNA: Dà qua. Te li sistemo io. (Prende i fiori e va in cerca di un vaso.)

(Fuori scena si sentono delle voci di bambini. Dopo un po' , intonando "Tanti auguri a te", entrano preceduti da Peppino. Terminata la canzone, circondano Mariuccia e le danno gli auguri. Un'amica si fa avanti e le dà il regalo che aveva tenuto nascosto dietro il corpo.)

AMICA: Questo è per te. Aprilo.

MARIUCCIA: (Apre.) che bello!!! "Il sapientino"!!!... Grazie, grazie. Uuuh! C'è anche un biglietto!

TUTTI: Leggilo, leggilo!

MARIUCCIA: (Legge.) "Alla nostra cara Mariuccia
che a scuola non è mai ciuccia,
sempre pronta ad aiutare
chi il problema non sa fare.
Questa sera è grande festa
anche nei fiumi nella foresta.
Tutti i pesci e gli animali
tanti tanti bei regali
son felici di mandare
se tu con loro vuoi giocare.
Tanti baci noi ti diamo
con il dono che portiamo.
(Firmato: I compagni di classe)
Ooooh! Come siete cari! E anche dei grandi poeti!

(Tutti battono le mani e gridano di gioia. Mariuccia e Peppino offrono pasticcini. Intanto furtivamente entra Orazio e osserva la festa.

FRANCO: (Notando lostrano comportamento di Orazio) Cosa c'è? Mi sembri agitato!

ORAZIO: (Cercando di nascondere il suo imbarazzo) Agitato io?!? Nooo!... E perché mai dovrei essere agitato?

FRANCO: Orà, scusa. Mi sono sbagliato!
(Entrano donna Concetta e don Pasquale, portando una grande torta con undici candele rosa.)

TUTTI: Oooooh! (Applaudono.)

MAESTRA. Forza, ragazzi. Tutti insieme. "Tanti auguri a te...

TUTTI: (Cantano con la maestra.) ...tanti auguri a te, tanti auguri felici, tanti auguri a Mariuccia!"

(Applauso generale e urla di gioia. Nel frattempo Orazio furtivamente si allontana ed esce.)

D. CONCETTA: (Indicando la torta) Pasquà, mettiamola qua, al centro... Ecco, così.

D. PASQUALE: (Raggiante di gioia) Franco, passami una sedia per Mariuccia. (Franco esegue.) Grazie. (Rivolto alla figlia) Mariuccia, vieni qua, bella di papà. (La aiuta a salire sulla sedia.) Sì, così va proprio bene. Ora scendi e offri altri dolci, forza. (Mariuccia esegue.)

D. CONCETTA: (Saluta la mestra.) Maestra, la vostra presenza ci onora ed è il regalo più bello per Mariuccia!

MAESTRA: Donna Concetta, mi fate arrossire!... Mariuccia merita la presenza di tutti noi. E poi è sempre un piacere essere vostra ospite!

D. PASQUALE: Maestra, quale onore?

MAESTRA: L'onore è mio!

NICOLA: (Interrompendo il dialogo tra la maestra ed i padroni di casa.) donna Concè, noi siamo pronti per soffiare le candele. Che aspettammo cchiù?

D. CONCETTA: Bene, bene. Allora tutti intorno alla torta... Franco, tu sei pronta per immortalare questo avvenimento?

FRANCO: Prontissimo! (Prende la macchina fotografica, con il flash già montato e pronta per l'uso. Fa un paio di lampi per provare la carica delle batterie.)

TUTTI: Oooh!

FRANCO: Niente paura!... E' solo una prova!

D. PASQUALE: Mariuccia, vieni. (L'aita a salire sulla sedia.) Signorine, alla mia sinistra. Giovanotti, a destra. La nonna e la maestra dietro a Mariuccia, prego. Concettì, sali sulla sedia vicino a me. (Eseguono.)

NICOLA: Don Pasquà, 'e vulimmo appiccià 'e candeline? Ccà fa notte!

D. PASQUALE: (Scende dalla sedia e si avvicina alla torta.) Nicò, chiano... chiano. Nisciuno ci corre appriesso! (Cerca l'accendino nelle tasche. Non lo trova.) Chi mi dà un po' di fuoco?

NICOLA: (A Peppino, che gli è vicino) Don Pasquale nun appiccia cchiù! (Qualche risata)

ORAZIO: (Entra in quel momento, con l'accendino acceso alta la fiamma.) Io!!! Sono arrivato giusto in tempo per accendere le candeline! (Porge l'accendino al Sindaco.) Don Pasquà, a voi l'onore!


(Don Pasquale incomincia ad accendere le candeline. I bambini si agitano. Qualcuno batte le mani. Altri: "E una!... E due!... E tre!... E quattro!... Orazio prende posto per la foto. Intanto Franco monta la macchina fotografica sul cavalletto.)

D. PASQUALE: (Accende tutte le candeline.) Ecco fatto! Franco, tu sei pronto?

FRANCO: Prontissimo! (Dispone per l'inquadratura.) Mariuccia, un bel sorriso!... Peppì, alza la testa!... Nonna, un pochettino più allegra...

NICOLA: Prussò, 'e cannele si consumano! Cade 'a cera ncopp' 'a torta! Po' che nce mangiammo?

FRANCO: Ecco, arrivo! (Mette l'autoscatto e corre a sistemarsi nel gruppo) Dieci secondi ed è fatta!... Non vi muovete, mi raccomando... E sorridete!

(Allo scatto tutti applaudono. Franco corre alla macchina. Velocemente toglie il cavalletto. Lo affida a Peppino, che lo porta in cucina. Intanto Orazio furtivamente esce ancora una volta.)
FRANCO: Mariuccia, pronta per spegnere?

MARIUCCIA: (Battendo le mani, elettrizzata) Sì, Sì: sono pronta!

MAESTRA: Ragazzi, pronti?

RAGAZZI: (In coro)Sìììì!

MAESTRA: (Comincia a cantare.) "Tanti auguri a te..."

TUTTI: (Anche don Pasquale e donna Concetta) "Tanti auguri a te. Tanti auguri felici. Tanti auguri a te!"

(Tutti applaudono. Mariuccia spegne le candele, con l'aiuto degli amici. Franco scatta alcune foto. Di nuovo applausi e grida di gioia. All'improvviso si sente un boato fragoroso. Trema la casa. Si spegne la luce. Nel buio cadono degli oggetti, mentre Mariuccia e gli amici strillano dalla paura. Si sentono le voci degli adulti, che tradiscono la giustificata paura!)

D. CONCETTA: (Terrorizzata) Mamma mia, cosa è stato!?!

MAESTRA: (Anche lei terrorizzata) Aiuto!... Il terremoto!... Aiuto!

D. PASQUALE: Calma! Calma! Non è il terremoto!... Non abbiate paura!

FRANCO: E' finito tutto! E' finito tutto!... Non scappate!

MARIUCCIA: (Piangendo) Mamma, non vedo niente! Papà, accendi la torcia!

(Franco fa un po' di luce con i lampi del flash.)

D. CONCETTA: Pasquà, accendi le candele della torta.

(Don Pasquale accende alcune candeline. Una fioca luce illumina la stanza. I bambini sono tutti abbracciati e paurosi. La nonna è semisvenuta sul divano. La maestra cerca di rianimarla. Franco dà coraggio ai bambini. Ci sono sedie per terra ed altri oggetti.)

D. PASQUALE: Non abbiate paura!... Non è il terremoto. E' stato uno scherzo! Qualcuno ha pensato di festeggiare il compleanno di Mariuccia con un po' di dinamite!!!... La festa non è ancora finita!... Forza! Tutti insieme. (Incomincia a cantare.) "Tanti auguri a te..."

D. CONCETTA: Maestra!... Franco!... Ragazzi!... Su! "Tanti auguri a te..."

(Uno alla volta, piangendo, incominciano a cantare, illuminati dalla luce delle candeline.

(Si chiude il sipario.)