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Tutto ciò che si poteva raccontare sulla
malasorte di Stefano è stato ampiamente
fatto
dalla stampa e dalla televisione nazionale.
Io (che l'ho visto crescere in una
casa di
mio padre tirato su con sudore e sacrificio
e l'ho visto con la schiena ricurva
sui solchi
a raccogliere nocciuole e a zappare
la terra
a due passi da quella di mio padre),
posso
solo aggiungere che era un ragazzo
umile.
Un semplice. Buono e modesto.
Si preparava a godere i frutti delle
sue
iniziative, pieno di entusiasmo, quando
l'imperizia
di mani mal guidate l'hanno sottratto
agli
affetti familiari in modo assurdo.
La sua vicenda può far anche vacillare
la
fede. Ma è proprio nella fede che alla
fine
si cerca e si trova conforto per sopportare
un siffatto dolore. Un motivo per credere
e vivere. Per dire a due pargoletti
che il
loro papà li voleva bene e non li ha
lasciati.
La scienza ha tolto la vita a Stefano.
La
stessa scienza, per merito di studiosi
più
dotti e per la perizia di medici più
professionisti,
gli consente ora di continuare a vivere,
perchè una sua parte è rimasta in vita!
I
suoi organi, generosamente donati dai
familiari,
ora si trovano in altri corpi viventi.
Sono
essi stessi vita!
Ai due gemellini, a Giuseppe e ad Aniello,
questo dovrà essere detto. Il loro
papà è
vivo. Il loro papà non li ha lasciati.
Solo
parte del suo corpo è stato portato
via.
Il Signore, misericordioso, gli ha
ridato
ciò gli è stato tolto. Un dono prezioso,
concesso a pochi: vivere sulla terra
dopo
la morte! Lui continuerà ad essere
con loro,
li sorveglierà, li proteggerà, li amerà,
li guiderà lungo il cammino della vita,
nello
studio, nel lavoro. Ogni istante della
loro
esistenza.
E' vero: mancherà la gioia dei suoi
baci,
delle sue carezze; mancheranno le passeggiate
per Baiano, mani nelle mani; mancherà
la
sua presenza fisica nei momenti importanti.
Ma egli è! E' in loro e in chi continuerà
a volergli bene. In chi continuerà
a vivere
grazie ai suoi organi!
Soffriranno per la sua assenza materiale,
negli anni più belli della loro fanciullezza
e della gioventù. Però da grandi capiranno
e saranno orgogliosi del loro papà,
di Stefano
Picciocchi che, comunque, resta qui
con noi!
Il testo è stato pubblicato il 2.2.1997 su
<<La Gazzetta del Baianese>>, Anno IV, Numero 2.
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