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La scuola dell' obbligo boccia una bambina
di terza elementare. E' scandaloso o va accettato
come un evento previsto dalla normativa vigente?
Poco importa "dove", "chi".
Sicuramente nel corso dell'anno scolastico
questa scolaretta avrà imparato tanto poco
che le maestre hanno ritenuto opportuno per
il suo bene non promuoverla in quarta.
Ma chi ha stabilito qual è il bene e qual
è il male per questa bella bambina dagli
occhi tristi, che ha visto morire la mamma
quando frequentava la scuola materna?
Certamente a scuola si va per imparare. "La
scuola elementare - si legge infatti nei
programmi didattici - ha per suo fine la
formazione dell' uomo e del cittadino...
ed ha per compito anche la promozione della
prima alfabetizzazione culturale..."
Nella premessa dei programmi, però, si legge
anche che "essa si ispira, altresì,
alle dichiarazioni internazionali dei diritti
...del fanciullo". E una bambina di
nove anni, ferita nei suoi affetti più cari,
in un particolare momento della sua vita,
può avere il diritto di non desiderare di
imparare? O il dovere di imparare è una condizione
assoluta - sine qua non - per assicurarsi
il diritto di stare in classe?
Ma se "il dovere" è ostacolato
costantemente da un unico pensiero fisso,
profondo, che tiene impegnate ogni momento
tutte le risorse mentali, a scuola si può
andare anche con il solo desiderio di sentirsi
VOLUTI BENE? Trovare affetto, avere un bacio
dalla maestra, sentirsi accarezzare il volto
dagli sguardi dei compagni, non può valere
più delle tabelline, di una frase scritta
in forma ortograficamente corretta? Non può
bastare, in casi eccezionali, a permettere
ad una bambina di continuare il suo viaggio
con gli stessi amici? Se lei con sguardo
assente pensava unicamente, ossessionatamente,
alla mamma in paradiso, mentre la maestra
faceva esercitare gli alunni a riconoscere
i sintagmi nella frase minima o ad individuare
nei testi scritti novità linguistiche, è
giusto che ora vada punita con la bocciatura?
Questa bambina cercava solo un poco di amore
dalla scuola, dalle maestre, dai compagni,
lei che non aveva più l' amore della sua
cara mamma. Solo un poco di amore! E' possibile
che alle soglie del duemila si nega un poco
di amore, un momento di gioia ad una povera
bambina di 9 anni, solo perchè non sa scrivere
bene, non sa fare bene le operazioni, come
quei bambini più bravi a scuola e più fortunati
perchè tornano a casa e trovano la mamma
ad accoglierli a braccia aperte sulla porta?
Quando scoprirà di essere stata BOCCIATA,
chi raccoglierà le sue lacrime? Chi capirà
il suo dolore? Dove nasconderà il viso per
la vergogna? Per quanto tempo cercherà di
evitare gli sguardi "crudeli" dei
compagni di classe? Quando porterà la scheda
a casa, cosa dirà al suo papà: "Papino,
mi hanno bocciata! Sei contento della tua
figlioletta?"
Cosa dirà nelle sue preghiere serali? "Mammina
mia, lo sai? Nessuno mi vuole bene, neppure
a scuola!"
Ora chi sarà capace di farle capire che nel
mondo c'è QUELLA COSA che la gente chiama
AMORE?
A scuola sicuramente, in qualche raro momento
di concentrazione, avrà sentito parlare degli
antichi greci e avrà saputo che gli spartani
SI LIBERAVANO degli handicappati ammazzandoli:
i bimbi che nascevano storpi o deboli venivano
gettati senza pietà nei burroni del monte
Taigeto. Per alleviare il suo dolore, qualcuno
ora troverà le parole per farle capire che
in fondo lei, bambina scolasticamente debole,
è sicuramente più fortunata delle bambine
spartane perché la scuola SI E' LIBERATA
di lei, ma lei continuerà a vedere sorgere
il sole. Le bambine spartane no, perché in
fondo ai burroni trovavano il buio della
morte!
La scuola si è mai chiesto se questa bambina
volesse imparare la storia degli egiziani?
Però è stata bocciata perché non ha imparato
la storia degli egiziani! E' stata bocciata
perché non ha imparato che nel cuore circola
il sangue: blu e rosso. Però nessuno ha capito
che lei a scuola aveva qualcosa da insegnare
agli altri, ai presunti seguaci di Cristo,
che ogni domenica vanno in Chiesa a prendere
l' ostia. Nel cuore circola l' AMORE . Questo
chissà se interessa ai docenti, presi dalla
necessità di ISTRUIRE GLI SCOLARI.
Chi ridarà un poco di gioia a questa bambina,
ora che è stato trafitto per sempre il suo
cuore? Meritava veramente di essere violentata
in questo modo nei suoi sentimenti?
La scuola ha mai fatto una severa autocritica
al suo operato? Quanti sorrisi vengono spenti
quotidianamente tra le quattro mura di un'
aula? A quanti bambini vengono tagliate le
ali e non viene concesso di seguire le proprie
inclinazioni e di mettere a frutto le proprie
capacità?
Quanti operatori scolastici sono consapevoli
che il bambino del Duemila sarà <<padre>>
dell' adulto, come scrive Roberto Maragliano
(professore ordinario di Metodologia e Didattica
presso la facoltà di Lettere e Filosofia
della Terza Università di Roma)
Molti docenti sono rimasti legati ad una
cultura e ad una forma mentis ereditate da
altri contesti, da altri tempi e non si accorgono
che annaspano nel cercare di tenere il passo
dei bambini e dei ragazzi di oggi con una
forma mentis più coinvolta nelle dinamiche
del cambiamento. Il bambino di oggi non è
più il sacco vuoto da riempire. Spesso con
le sue conoscenze e con la sua elasticità
mentale mette in crisi il proprio insegnante!
Molti docenti non hanno ancora aperto gli
occhi e non si sono resi conto che i nuovi
linguaggi elettronici e computerizzati (che
hanno messo radici dappertutto fuorchè nella
scuola italiana) stanno offrendo all' infanzia
l' opportunità di essere "soggetto di
cultura" e le "chiavi cognitive"
per aprire la porta del TERZO MILLENNIO senza
la mediazione dell' insegnante, come afferma
sempre R. Maragliano. "Il conflitto
tra scuola e società, tra i giovani ed i
loro formatori può diventare insanabile".
Lo stesso Ministro della P.I. , on. Berlinguer,
nel suo documento del Gennaio 1997 sul "Riordino
dei cicli scolastici" afferma: <<Fino
ad una certa epoca, la formazione ha avuto
come suo nucleo fondamentale la trasmissione
di conoscenze consolidate... L' accelerazione
dello sviluppo delle tecnologie ha poi profondamente
inciso sulla stabilità delle conoscenze sempre
più rapidamente bruciate dalle innovazioni;
e, nei paesi più avanzati, intere generazioni
hanno sperimentato il significato di "obsolescenza"
riferito ad abilità e capacità che l' evolvere
dei tempi aveva inesorabilmente reso inutili>>.
E la scuola elementare si permette il lusso
di bocciare una bambina di 9 anni perchè
non ha imparato quelle cose che ALTRI volevano
farle imparare senza il suo consenso, senza
chiedersi perchè non ha voluto o saputo imparare!
Il testo è stato pubblicato su <<Il
Meridiano>>, Anno IV - Numero 7 del
19.7.1997, periodico d'informazione del Baianese. |