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Che ci sia disaffezione verso la politica,
soprattutto da parte dei giovan; (di
quei
giovani che in un futuro non molto
lontano
dovranno amministrare il paese.) non
sono
certamente io a scoprirlo.
Però quando si perdono occasioni importanti
per dibattere problemi di rilevanza
nazionale,
allora capisco perchè la gente preferisce
parlare dal lunedì alla domenica di
Baggio,
di Del Piero, di Sacchi. E poi ancora
della
Iuve, del Milan, del Napoli. Con passione,
con partecipazione, fino al litigio
verbale
pur di difendere il proprio idolo o
la squadra
del cuore. E non certamente di Prodi,
di
Berlusconi, di Fini, di D'Alema, di
De Mita.
Ammazzano il giudice Giovanni Falcone?
Non
un dibattito nelle sezioni dei partiti
o
nelle sale consiliari! Non una lacrima!
Non
una bandiera a mezz'asta! Intanto in
piazza
si discute animatamente sulla scelta
del
portiere della nazionale. E' più bravo
Pagliuca
o Marchegiani?
Ammazzano il giudice Paolo Borsellino?
Nessun
segretario di partito chiama a raccolta
gli
iscritti, i soci, i liberi cittadini,
per
meditare, per riflettere, per rivolgere
un
pensiero a chi ha lottato contro la
criminalità
organizzata, pur sapendo di immolare
la propria
vita sull'altare della giustizia. Per
la
patria! Neppure una preghiera! Ma tante
affannose
parole per difendere Vialli o Signori!
Si resta freddi e insensibili di fronte
al
sacrificio di tanti giudici che hanno
alimentato
la fiamma della libertà combattendo
una battaglia
perduta contro la mafia, la cui azione
è
un vero attacco allo Stato, cioè a
noi, ai
nostri figli, al futuro della società!
Il 15 Settembre del 1996: un'altra
occasione
perduta per i politicanti. Per spalancare
le porte delle sezioni. Per far dibattere
i giovani. Niente. Neppure un manifesto!
Neppure un corteo! Neppure una bandiera!
Poi, cosa pretendete, esimi segretari
delle
sezioni? Che i giovani vengano a voi
quando
vi inventate un tema per un arido convegno
di routine? Per dimostrare all'onorevole
di passaggio che la gente vi segue?
Non fanno
bene allora a disertare le sezioni,
a snobbare
i comizi? A parte quei pochi che si
avvicinano
per farsi vedere, per stringere la
mano,
speranzosi.
Come è possibile che i proclami di
secessione
di Bossi non ci facciano sedere intorno
ad
un tavolo in piazza, in mezzo al popolo,
a dibattere tutti insieme all'ombra
del monumento
dei caduti in guerra, che ci ricorda
con
quei nomi scolpiti nel bronzo il sangue
versato
dai concittadini per difendere i confini
del sacro patrio suolo? Se non avessero
pietà
di noi, questi eroi, che hanno combattuto
per l'unità della nazione e per difendere
la democrazia dagli attacchi di anacronistici
didattori, uscirebbero dalle tombe
e ci prenderebbero
a bastonate per farci scuotere!
Sono deviazioni della mente i ragionamenti
del "senatur"? Sì! Ma comunque
pericolose! Istigano a delinquere!
Alimentano
odio! Seminano erba zizzània!
Ciononostante i partiti sono latitanti!
Ciononostante in piazza si continua
a discutere,
dal lunedì alla domenica, se il fallo
in
area era da rigore, se il fuorigioco
era
inesistente!
Dove sono, mi chiedo, quelli che una
volta
erano i giovani militanti del partito
comunista
italiano e che una sera di tanti anni
fa
sfilarono in corteo per le strade di
Baiano,
per protestare contro l'invasione del
Vietnam
da parte degli americani? Organizzarono
una
fiaccolata per la libertà di quel lontanissimo
paese dell'estremo oriente, politicamentemente
ineccepibile, anche se io allora da
avversario
politico li guardavo con aria patetica.
Se non fu una farsa o una manifestazione
estemporanea di folklore, perchè oggi
sono
latitanti? Segno di insensibilità o
di depauperamento
dei valori? Forse che l'Italia non
merita
una fiaccolata? Un nostro corteo?
("La Gazzetta" - Anno III,
Numero
22 del 15.9.1996)
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