|
Quando i primi uomini capirono che era conveniente
vivere in gruppo, si associarono e scelsero
un "capo" autorevole con il compito
di guidare il gruppo nelle scelte più importanti. Impararono anche che i problemi dovevano
essere discussi dai membri della comunità
riuniti intorno al fuoco.
Molte volte, però, nella storia dell'uomo
questo semplice e primitivo concetto di democrazia è stato disatteso causando guerre fratricide che hanno mortificato
i principi più elementari della convivenza.
E' vero - mi si può obiettare - che chi comanda ha nei suoi pensieri sempre il bene del
suo popolo e ne progetta il destino con il
solo scopo di procurargli benessere. E' pur
vero, però, che non ha nessun diritto di imporre le sue scelte, per il semplice fatto di essere stato democraticamente
eletto dal suo popolo. Chi viene eletto non
riceve un mandato in bianco da assolvere
per presentarsi poi alla fine al giudizio
degli elettori. Di questi egli è il rappresentante
e come tale DEVE unicamente guidare le loro
istanze verso il bene comune, secondo le
linee tracciate nel programma elettorale.
E in nome di tale rappresentanza egli è tenuto
a consultarli per capirne i reali bisogni
e incanalarli verso la migliore soddisfazione.
L'ASI di Avellino, il cui presidente è di
Baiano, ha individuato il territorio di Baiano
come luogo giusto per l'insediamento di strutture
industriali, in quanto servito da uno snodo
autostradale e posizionato in una felicissima
area geografica, quasi al centro delle cinque
province della Campania.
Il progetto certamente potrebbe scuotere
da un torpore atavico il paese, la cui economia è ferma, non produce redditi
importanti e causa la fuga delle forze migliori
verso altre regioni o addirittura oltre i
confini del suolo patrio. Ma io mi domando
perplesso. Era veramente necessario navigare
sottoacqua e fingere una "tiepida"
pubblicizzazione dei vari passaggi dall'idea
iniziale di "un singolo" alla condivisione
prima della "Margherita", poi dell'Amministrazione
Comunale, fino alla concretizzazione del
progetto finale? Da parte dei responsabili
politici è stato detto e sottolineato con
forza in pubbliche assemblee (convocate solo
"a frittata fatta"!) che tutti
dovevano aver saputo, poiché gli atti prodotti
erano stati illustrati in vari incontri e
pubblicati perfino sul sito web del comune
(mai ricco di novità!).
Dalla forte contestazione popolare devo supporre due cose: o siamo fessi e
distratti noi cittadini o l'informazione
non viaggia nei giusti canali per arrivare
alla comunità! Soprattutto ai proprietari
terrieri, contadini certamente moderni, in
linea coi tempi, ma per niente avvezzi alle
navigazioni sulla rete internet, abituati
come sono a trovare "le cose" al
mercato del giovedì o in piazza Francesco
Napolitano all'ombra delle querce.
Un politico attento ai bisogni del suo popolo
avrebbe immediatamente trovato tutti i mezzi
per comunicare alla collettività la propria
idea fin dal primo concepimento per farla
apprezzare e condividere, in considerazione
del fatto che la sua realizzazione stravolgerà
l'economia del paese e di molte famiglie
baianesi il cui reddito si integra coi proventi
dell'attività agricola; che forzatamente
costringerà moltissimi contadini ad abbandonare
il lavoro dei campi e l'antica cultura trasmessa
da padre in figlio; che vedrà ciminiere (seppure
- come si va dicendo - non tossiche!) al
posto degli alberi che hanno caratterizzato
da secoli il nostro stupendo territorio ai
confini tra la "Campania felix"
e la verde Irpinia.
Prima che i tecnici mettano mano ai grafici
seguendo le indicazioni di pochi luminari,
spetta al popolo decidere di quale futuro
vuole dotarsi per sé e per i propri figli.
A nessun altro è consentito imporre la propria
visione del territorio e dell'economia. Le
scelte vanno condivise in un progetto condiviso!
Altrimenti si corre il rischio di pensare
che nel DNA di chi amministra la cosa pubblica
senza consultare il popolo che li ha eletti
ci siano "scorie" radioattive del
peggiore bolscevismo.
Se a scuola si studia la storia un motivo
ci dovrà pur essere! E la storia insegna - a chi vuole capire!
- quale destino è toccato al popolo russo
allorquando nel 1925 conquistò il potere
Stalin con l'obiettivo di fare dell'Urss
una grande potenza industriale in regime
comunista. Dall'alto della sua folle "genialità"
decise il trasferimento forzato di risorse
e di uomini dall'agricoltura all'industria,
contro la volontà dei suoi sudditi, e fece
eliminare fisicamente i proprietari terrieri
che si opponevano al suo progetto per difendere
la terra ricevuta in eredità dai genitori.
O li fece deportare nei "gulag"!
Quale disastro la sua abominevole iniziativa
provocò alla Russia e all'Europa intera fino
alla caduta del muro di Berlino (1989)!
Agli amministratori comunali di oggi e di
domani (lontani certamente da simili esperienze
storiche!) non mi stancherò mai di chiedere
di portare in piazza (nell'agorà di greca memoria) gli atti che seguiranno a quelli impietosamente imposti
nel 2007 e discuterli sempre con la collettività, unica padrona del suo futuro! E di fare retromarcia se le idee partorite
verranno bocciate! Questa è vera democrazia!
(Gennaio 2008)
Il testo è stato pubblicato il 31-1-2008
su <<Il Baianese>>, periodico
d'informazione del Baianese. (Vedi sezione
di questo sito) |