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ROMA, Piazza San Pietro: la sera di mercoledì
13 Agosto 1975
Ti sto scrivendo questa lettera, caro
Stefano,
per parteciparti le emozioni che ho
provato
questa sera a Piazza San Pietro.
Potresti chiederti perché scrivo proprio
a te e non ad altri amici. La risposta
è
semplice. Tu sei tra le poche persone
che
io stimo in modo assoluto (non dico
questo
per confonderti ma perché meriti questa
stima
incondizionata!); con te ho discusso
in altra
occasione - e precisamente il tre Agosto
- della situazione che ora passerò
a presentarti
e, per questo, sei la persona più idonea,
in questo momento, con la quale continuare
un discorso già iniziato; sono convinto,
poi, che anche tu proveresti gli stessi
sentimenti,
perché sei un uomo molto sensibile
e aperto,
pronto a slanci passionali; con te,
infine,
si può discutere apertamente e lealmente
di qualsiasi problema, in quanto sai
essere
al di sopra della bega sciocca e del
pettegolezzo
civettuolo!
Se ti dico che ti sto scrivendo con
gli occhi
ancora tumidi, mi devi credere (e so
che
mi credi!). Ho provato questa sera,
per la
prima volta in vita mia, un'emozione
indescrivibile
che lascerà per molto tempo un'orma
indelebile
nel cuore e nella mente.
Le parole, spesse volte, non riescono
a presentare
nella loro completezza i sentimenti
e le
emozioni che l'uomo prova, perché esse,
per
la loro stessa natura, hanno un limite
insormontabile
oltre il quale non hanno più l'idoneità
per
descrivere - pur con tutte le sfumature
della
lingua - i turbamenti della mente,
i fremiti
del cuore ed i brividi del corpo, né
possono
riuscire a farli intendere con la stessa
intensità e partecipazione con cui
uno li
prova. Ciononostante, mi sforzo di
usare
i vocaboli che maggiormente possono
farti
rivivere la passionalità profonda dei
sentimenti
che mi hanno pervaso ed entusiasmato
questa
sera. Esperienze che poche volte si
ripeteranno
nella vita, almeno con lo stesso turbamento
della prima volta!
Dopo il messaggio di pace che il Papa
(n.d.r.
Paolo VI) ha letto in molte lingue
ai fedeli
raccolti in Piazza San Pietro, dopo
la sua
benedizione e il giro in mezzo alla
folla
agitata e fremente, ho superato le
transenne
e mi sono riversato, disperdendomi,
in mezzo
alle migliaia di persone provenienti
da tutte
le parti del mondo. C'erano rappresentanze
se non di tutte le nazioni. sicuramente
di
tutte le razze, accorse a San Pietro
per
incontrarsi e per sentirsi unite nella
pace
e nella fratellanza. Anch'io sono accorso
spinto dagli stessi sentimenti e mi
sono
sentito fratello di tutti i presenti
e di
tutti gli assenti. Giunte a Roma, queste
persone, affrontando spesso anche enormi
sacrifici economici, con tante speranze,
con tanti ideali, alla ricerca di sensazioni
nuove, di incontri edificanti, perché
la
Chiesa, tra le tante deficienze che
la caratterizzano,
ha avuto ed ha ancora indubbiamente
il merito
e la forza di riunire, intorno alla
Parola
di Cristo ed al messaggio che Essa
ha lanciato
e porta con sé, tanta gente che in
questo
messaggio ha trovato l'unico motivo
per vivere
e, nello stesso tempo, l'unico invito
da
parte di un raggruppamento (religioso)
di
uomini ad abbracciarsi, a sentirsi
uniti,
compresi, non emarginati dai preconcetti
verso determinate razze.
E leggi questi sentimenti sul volto
di questa
gente raggiante di felicità, quando
i loro
occhi in cerca di insolite emozioni,
di intesa
e di comprensione, si incontrano con
i miei
e con quelli degli altri presenti,
attratti
e presi direi da un flusso magnetico
che
ha origine in questi sentimenti.
E ho letto questi sentimenti soprattutto
sul volto dei negri e sul volto di
alcuni
gruppi di orientali, i quali, come
i primi,
hanno un corpo molto rozzo, hanno dei
lineamenti
non molto aggraziati, hanno il colore
della
pelle che provoca disgusto in molti
bianchi,
e, consapevoli della poca grazia fisica
che
li contraddistingue e li "incrimina",
con tanta dignità, con tanta fierezza
d'animo
vogliono parteciparci la loro presenza
morale,
culturale, la loro presenza di uomini,
mal
tradita dalla presenza fisica e nello
stesso
tempo quasi vogliono chiederci comprensione
della loro rozzezza somatica, sapendo
e convinti
della nostra prevenzione verso di loro.
Ed io che ho sempre provato dei sentimenti
di rispetto umano verso queste razze,
sono
stato attratto dalla forza di istinto
e dal
flusso magnetico che si era stabilito,
ed
ho sentito un profondo bisogno di correre
in mezzo a loro, di far sentire la
mia solidarietà,
la mia gioia.
L'espressione del viso difficilmente
riesce
a celare i più puri sentimenti, i quali
rompono
ogni ostacolo e si mostrano nella loro
spontaneità,
nella loro completezza. Certamente
sono stato
compreso perché gli sguardi si sono
intensificati,
incontrandosi come per intesa. Mi passavano
davanti e cresceva sempre più il bisogno
di capirli e di rivalutarli per il
valore
e l'apporto che recano all'umanità.
Cresceva
in me anche la convinzione che essi
leggessero
questi sentimenti sul mio volto e ne
ero
estremamente felice.
Ed ho fatto l'unica cosa che in quel
momento
richiedeva la situazione: ho allungato
spontaneamente
la mano ad un negro: gliel'ho stretta
forte;
altrettanto ha fatto lui, aggiungendo
un
"Grazie!" molto significativo.
Mi sono sentito percorso per tutto
il corpo
da un brivido intenso e piacevole.
Gli occhi
si sono gonfiati e la gola si è bloccata
in un prolungato nodo. In quell'attimo
così
lungo ho provato una sensazione ed
un'emozione
che non riesco a parteciparti tanto
è stata
intensa. È stata la prima volta che
io abbia
allungato la mano ad un negro e non
certo
per un senso di pietà, di comprensione
o
per atteggiarmi, ma per un istintivo
desiderio
di unione spirituale con questi uomini.
Avrei
voluto abbracciarlo, stringerlo al
petto,
baciargli le guance per fargli capire
la
sincerità dell'azione e per rafforzare
in
modo perentorio l'unione. Non so perché
non
io non l'abbia fatto. Forse ho avuto
vergogna
che gli altri mi guardassero, anche
se questa
situazione è da ammirare!
E in quel momento ho pensato ancora
una volta
quanto ti disse il tre Agosto: se gli
uomini
di tutte le estrazioni politiche, culturali,
religiose, etniche, potessero ritrovarsi
a Roma (o altrove, indifferentemente)
un
paio di volte all'anno e potessero
rivivere
tutti insieme le emozioni di questi
incontri,
sono sicuro che diventerebbero più
buoni,
penserebbero diversamente, non avrebbero
più falsi concetti e rifletterebbero
sui
rapporti reciproci questi nuovi atteggiamenti,
questi nuovi sentimenti (che si rafforzerebbero
e rinnoverebbero ad ogni nuovo incontro);
che non vi sarebbero più guerre; che
i conflitti
fra i popoli diventerebbero "storia"
di altri tempi e di altre società!
E si è rafforzata in me questa convinzione,
a tal punto che ho deciso, preso dall'entusiasmo,
di imparare al più presto l'inglese
e il
francese, perché oggi è diventata un'esigenza
la conoscenza di queste lingue che
possono
aprire nuovi rapporti tra gli uomini.
a vantaggio
di una sempre maggiore convivenza mondiale
e per una sempre maggiore maturità
dei popoli,
attraverso gli incontri e lo scambio
delle
idee e della cultura.
Pensavo queste cose, con espressione
estasiata,
quando mi sono ritrovato con la mano
nella
mano di un altro negro, il quale, mentre
la stringeva. mostrava i denti bianchissimi
in un prolungato sorriso e mi diceva
"Buon
giorno". Erano le otto di sera,
ma egli
con quelle due parole, se pur anacronistiche,
forse tra le poche che conoscesse del
nostro
linguaggio, del nostro vocabolario,
voleva
esprimermi la gioia di quella stretta
di
mano; quelle due parole avevano tutt'altro
significato, avevano un valore inestimabile,
forse esprimevano il suo desiderio
di dirmi
"fratello"!
Ma a pensarci bene, ora, quel "Buon
giorno!" era l'unica espressione
giusta
che bisognava pronunciare e che lui
pronunciò:
"Buon giorno!" L'augurio
per un
nuovo giorno nei rapporti tra gli uomini;
buon giorno ad una nuova vita che per
molti
di loro incomincia in quella piazza
unica
e maestosa che è San Pietro!
I miei occhi brillavano più dei suoi.
L'intesa,
la comprensione e la rivalutazione
erano
complete. "Buon giorno!"
gli risposi
anch'io. "Buon giorno!"…
per non
correggerlo!
Stefano, quello di oggi è stato un
giorno
come pochi nella vita!
Non ho altro. Ti saluto, pregandoti
di porgere
i miei omaggi alla signora.
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