Il Maio a Baiano
(25 dicembre 2005)

Il folklore campano si è di gran lunga ridotto: sopravvivono solo alcune feste tradizionali. Tra queste una delle più suggestive è senza dubbio la festa del Maio di Baiano, in onore di S. Stefano, patrono del paese. E' difficile illustrare in poche righe questa manifestazione "non ricopiata da riti pagani, ma bella perché semplice e genuina opera difede" (da "Briciole" del Can. Stefano Boccieri, pag.120), esplosione di gioia, di allegria, di gioventù, di fede e... di botti!
I Baianesi si preparano per questa festa a partire dal 13 Dicembre, quando, in occasione della festività di S.Lucia, ha inizio il ciclo delle messe mattutine (vedi "Tradizione locale" sul "Corriere dell'Irpinia" n.35). La notte di Natale costituisce il prologo della festa. Giocando a carte, a biliardo, a tombola o ballando, si aspetta la nascita di Gesù. A mezzanotte gran parte della popolazione porta il Bambino in processione per le strade del paese fino alla chiesa di Santa Croce, dove si celebra una S. Messa. I giovani partecipano a suon di tracchi, di botti e di razzi, mentre coloro che non hanno potuto seguire il corteo, aspettano sull'uscio di casa che passi Gesù e Gli fanno luce con bengala, con stelle filanti e con altri fuochi d'artificio. Un tempo c'erano anche le carabine che facevano sentire la loro rumorosa presenza.
Dopo la Messa, un paio d'ore di nanna e di nuovo svegli. Alle 5 del mattino di Natale, le campane richiamano in chiesa boscaioli, cacciatori e giovani volenterosi, i quali con la benedizione del parroco ed armati di asce, di fucili e di tracchi, partono alla volta del monte Arciano. Qui tagliano l'albero più alto, più diritto e più bello che trovano, il "Maio" , simbolo della fede dei Baianesi per il loro Santo Protettore. Dopo averne eliminato i rami, viene caricato su un carro e sulla sua fluente chioma si adagia un uomo carico di tracchi.
Mentre si procede in questa operazione, si spargono per i campi in cerca di cacciagione (per l'occasione tutti si trasformano in "portatori d'armi", consenzienti le autorità!).
Alle 11 il Maio imbocca il corso del paese. Ad aspettarlo qui c'è tanta gente, la banda di musica ed il parroco don Santo Cassese, il quale lo benedice con acqua santa e gli dà così il lasciapassare per essere portato in trionfo fino alla Chiesa di S. Stefano. Il Maio è accompagnato da canti natalizi locali e da un continuo sparare, così intenso che il corso si copre di un mantello di fumo impenetrabile allo sguardo. Al di sopra degli appassionati fedeli e del caratteristico nuvolone di fumo si eleva il Maio, simbolo, tra le altre cose, di pace e di amore.
Il momento piú entusiasmante ed emozionante è l' "alzata" del Maio, tirato su con forti corde dal tetto della Chiesa e fissato in una buca davanti al Tempio. La popolazione accorsa in massa intona "Oi Stefanì", applaude, lacrima, prega e freme per la perfetta "alzata" dell'albero. E le note calorose intrise di fede giungono fino in cielo, insieme con le note di piombo sparato dagli improvvisati cacciatori.
Eretto e fissato il Malo, il sacerdote celebra la Messa fuori dal Tempio, alla presenza dell'albero trionfatore.
La festa non finisce qui. Subito dopo pranzo i giovani tutti si ritrovano in piazza, si dividono in squadre e percorrono le strade del paese per raccogliere fascine (='e sarcinielle) e roba vecchia. Si fa a gara per elevare un bel mucchio di legna ai piedi del Maio. Collaborano molti "raccoglitori" isolati, i quali legano le fascine dietro le auto e ... danno un vero spettacolo. Questa è la parte più calda ed esplosiva della festa. Tracchi, fuochi, botti, canti accompagnano i vari strumenti musicali che fanno sentire la loro presenza in modo forte. E non mancano danzatori e danzatrici che fermano la "banda" e audacemente si sfrenano, si divertono e divertono i presenti. In piazza si incontrano e si scontrano le varie squadre e sembra di essere su un fronte di guerra. Ma al termine della... battaglia ancora una volta si è tutti fratelli ed amici col volto raggiante di felicità.
Terminata la raccolta, si accende il falò, il "focarone", che manda altissime fiamme fin sulla cima del Maio che troneggia maestoso ed austero in mezzo a tanta gioia. E mentre si consuma insieme al fuoco una giornata incredibile, i giovani, non paghi ancora, intrecciano danze fino ad esaurimento di forze, attorniati ed applauditi calorosamente da coloro che rimangono a gustare fino in fondo la festa e dalla gente che è accorsa ad ammirare il "focarone".
Il 26 Dicembre costituisce l'epilogo di tutta la festa durata già 13 giorni: si porta in processione S.Stefano, protettore di Baiano, per il quale è stata organizzata la novena e la festa. La gente partecipa con più fervore alla processione del Santo, dopo l'esplosione di gioia e di botti dei giorni precedenti. Giusto finale di una bella manifestazione da non far morire. (Carmine Montella - Corriere dell'Irpinia)


Sfilata delle carabine lungo il corso

Natale 1912

Natale 1998

Natale 2000

Natale 2000

Natale 2000

Trombettieri dell'Avancarica baianese: Liquidato Stefano e Montella Antonio

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Il Majo a Brooklin

In occasione delle feste natalizie ritornano a Baiano molti emigrati. E gli emigrati del nostro paese sono numerosi ! Un baianese puro sangue non sa trascorrere la giornata di Natale lontano dal suo paese, perché è forte il desiderio di rivedere il Majo e di rivivere la festa in mezzo ai tracchi, alle carabine e alle sarcine. Gli emigrati vengono con macchine fotografiche o con cineprese, per imprimere sulla carta immagini che nemmeno il tempo saprà sbiadire e per gustare poi, lontano dalla patria, la visione di tanta gioia, allorquando il ricordo delle cose care stringe la gola e inumidisce gli occhi. Coloro che non hanno la possibilità di tornare a casa, soffrono in questo giorno in modo incredibile. Qualcuno che ha un po' di fantasia in più si arrangia come può e rivive a modo suo il Natale baianese. A tal proposito mi hanno raccontato una storia veramente commovente.
Una famiglia di Baianesi fu costretta a partire, per cercare altrove la strada del.la fortuna, non potendo più vivere agiatamente nella propria terra. Andò a vivere a Brooklyn.
Il capofamiglia trovò difficoltà d' inserimento nel nuovo ambiente. Più forte fu, perciò, la nostalgia dei suo paese, e più frequente fu il ritorno nella sua mente dei ricordi.
Era il tredici dicembre e lui pensò alle Messe che nel suo paese si celebrano alle 5 del mattino, durante la novena di S. Stefano e di
Natale. Le lacrime gli scendevano a frotte sul viso: piangeva come un bambino. Avrebbe voluto sparare ancora una volta la carabina davanti alla chiesa!
Furono giorni terribili quelli della novena e più terribile fu il giorno di Natale. Quanto avrebbe pagato per trovarsi a Baiano quel giorno.
La processione di Gesù Bambino a mezzanotte, la Messa alle cinque dei mattino, la partenza per i monti, la scelta e il taglio dei Majo, il corteo e l' alzata dell' albero consacrato al Santo
Protettore, la raccolta della legna, il "focarone" : fu uno strazio per il suo cuore non poter rivivere queste cose, che mettono tanta febbre.
Girava per la casa, quell'uomo appassionato, senza fermarsi un istante: cercava di dimenticare. Ma i ricordi lo assalivano con furia e gli martellavano la mente fino a farla scoppiare. Cosa fare? Corse nel giardino ed estirpò con l' aiuto dei figlioletti un alberello: era il suo Majo, piccolo, ma forse per lui più bello in quell' istante! Lo portò in trionfo sulla spalle per il giardino, seguito dai figli che facevano un gran baccano ed intonò la canzone "Oi Stefanì" con tutta la foga e la passione immaginabile. Entrò in casa e tutti insieme girarono mille volte attorno alla tavola, fino a quando furono contenti. Alla cinque dei pomeriggio ritornarono nel giardino e diedero fuoco a piccole sarcine e a roba vecchia che i figlio!etti avevano raccolto dopo pranzo, presi ed eccitati dalla funzione dei mattino. Era il loro "focarone", che attirò l' attenzione dei vicini e dei passanti, increduli di quanto stavano vedendo. Il fuoco si consumava lentamente, alimentato dai ricordi: negli occhi, dai quali grondavano fiumi di lacrime, c' erano le alte fiamme del focarone che in quell' istante ardeva nello stradone di S. Stefano a Baiano: accecato dai ricordi Aniello vedeva solo quelle fiamme! Finalmente era anche lui lì al suo paese, davanti ala chiesa, ad ammirare il Maio che si levava maestoso tra il fuoco e le note dei canti natalizi!!! Ed ora che è alla corte del Signore, chi sa quante volte dall' alto dei cieli il 25 Dicembre dà forza ai Baianesi che a Natale, in terra straniera, sognano anch' essi il Maio!
Sembra una storia inventata quella che abbiamo raccontato, tanto essa è lontana dalla realtà. Eppure è una storia vissuta e sofferta, una storia vera, una storia che rivive ogni baianese che a Natale si trova lontano dal suo paese! (Carmine Montella)
( "La Gazzetta del Baianese" - Anno IV -
Numero 1 del 12.1.1997)