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Un ardente patriota, fin dai primi
anni della
sua giovinezza ebbe in odio la dinastia
borbonica.
Il 15 maggio 1848 assieme a suo fratello
Saverio, con patriottico slancio, fu
tra
i primi rivoluzionari a difendere le
barricate
napoletane, azione che rivendicò le
prime
rivendicazioni popolari delle guarantigie
costituzionali nel regno delle due
sicilie.
Nel 1853, arrestato perchè corrispondente
di Mazzini, venne sottoposto a vigilanza
speciale dalla polizia borbonica.
Con l'unificazione del Regno d'Italia nel
1861 fu il primo sindaco di Baiano. Notaio
dal 1867 a Sirignano ed a Baiano, fu sempre
dedito ai doveri del suo ufficio con zelo,
abnegazione e rettitudine ed all'amore per
la famiglia.
Luogotenente della Guardia Nazionale
fu "regio
giudice" nel 1872, carica che
coprì
fino al 1896. Fu fregiato della medaglia
commemorativa per l'indipendenza d'Italia
per la campagna 1860-61 e pensionato
quale
superstite di tale guerra.
Amico di Francesco de Sanctis, governatore
di Avellino ed in seguito Ministro
della
Pubblica Istruzione, fu invitato da
ques'ultimo
a far parte del suo staff come segretario
particolare. Finito il suo mandato
tornò
al suo paese come semplice notaio e
fedele
al monito eroico di non cercare ricompense
oltre la coscienza del compito assolto;
rifiutò
onori e privilegi e come perseguitato
politico
fu ricompensato con la croce di cavaliere
d'Italia.
All'età di 91 anni Domenico Geremia Foglia,
onore di Baiano, testimonianza di un'epoca
eroica, terminò la sua vita terrena.
Il comune di Baiano per riconoscenza l'onorò
con una nicchia al Cimitero con una lapide
di marmo, sulla quale ancora oggi si può
leggere la seguente dedica:
"Domenico Geremia Foglia 26 novembre
1826 - 16 aprile 1917
rivendicò sulle barricate napoletane
del
15 maggio 1848, contro l'insidia borbonica,
le prime guarantigie costituzionali.
Nel
carcere, nella persecuzione, nel gabinetto
del Ministro, negli uffici civili della
rinnovata
Italia visse con la stessa fiamma,
la stessa
fede: dio, patria e famiglia, nulla
chiedendo
per l'offerta completa della sua anima
dolce.
Il municipio di Baiano riconoscente
pose."
(Notizie attinte dagli archivio di casa Foglia
del Gen. Silvino Foglia ed adattate da Andrea
Belloisi per il suo manoscritto "Cinque
secoli del casato Belloisi anno 2000")
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Dal libretto di Silvino Foglia <<In
ricordo del Patriota Domenico Geremia
Foglia>>,
Editrice "L'Arca", Maggio
2011.
Il percorso di vita
Domenico Geremia Foglia nacque a Baiano
il
26 novembre 1826 e fin dai primi anni
della
sua giovinezza ebbe in odio la dinastia
borbonica,
seguendo così l'impulso della sua anima
e
dei sentimenti ereditati dal padre.
Questo odio, che egli ben palesava
e che
gli fu compagno di vita, lo spinse
il 15
maggio 1848, assieme al fratello Saverio,
farmacista di Napoli, ed al cognato
Silvino
Maria Spadetta, ad essere tra i primi
a difendere
con patriottico slancio le barricate,
azione
che segnò la prima rivendicazione popolare
delle Guarentigie costituzionali nel
Regno
del Due Sicilie.
Nel 1853, arrestato perché corrispondente
di Giuseppe Mazzini, venne sottoposto
al
regime della vigilanza speciale da
parte
della Polizia borbonica.
Partecipò alla "Spedizione dei
Mille"
ed una volta costituitosi il Regno
d'Italia,
fu il primo sindaco di Baiano con decreto,
datato 28 agosto 1861, del re d'Italia
Vittorio
Emanuele I1, a firma del Generale Cialdini.
Notaio dal 14 luglio 1867 fino al termine
della sua vita, fu sempre dedito con
zelo,
abnegazione e rettitudine, in questi
50 anni
di attività, ai doveri del suo ufficio
ed
all'amore della famiglia che adorava
moltissimo.
Dal 19 giugno 1865 fu Luogotenente
della
Guardia Nazionale e rivestì la carica
di
Regio Giudice dal 1872 al 1896.
Compagno ed amico di Francesco De Sanctis,
primo Governatore di Avellino e poi
Ministro
della Pubblica Istruzione a Napoli
e a Torino,
ne fu il suo segretario particolare.
L'On. Prof. Vincenzo Boccieri nella
sua narrazione
dal titolo "De Sanctis inedito",
recitata il 21 gennaio 1905 nel Teatro
Comunale
di Avellino, descrive con ampi e dettagliati
particolari i rapporti di lavoro intercorsi
all'inizio della fortuna politica tra
il
grande ed illustre irpino, Francesco
De Sanctis,
e l'umile; onesto, fidato, suo segretario,
Domenico Geremia Foglia, nelle città
di Avellino,
Napoli e Torino.
Al riguardo alcuni episodi, di seguito
narrati,
documentano il rapporto di stima e
soprattutto
di fiducia reciproca intercorsa nel
susseguirsi
degli anni tra i due uomini.
Durante il Governatorato di Avellino,
mentre
il De Sanctis dormiva nel Palazzo della
Prefettura,
si presentò a Domenico Geremia Foglia
un
giovane sconosciuto, il quale chiese
di vedere
il fratello, (lu fratiello). Infatti
era
uno dei fratelli del De Sanctis.
Introdotto nella camera da letto dell'illustre
germano, venne accolto amorevolmente
ed alla
richiesta dei motivi della sua presenza,
rispose: "A Capua si combatte
ed io
voglio andarvi!"
Allora il Prof. De Sanctis chiese a
Domenico
Geremia Foglia di presentarlo a Vincenzo
Carbonelli, celebre patriota, preposto
all'arruolamento,
il quale subito lo prese tra i suoi
garibaldini.
Quando quest'ultimo domandò quale grado
dovesse
dargli all'atto della partenza, il
Governatore
gli
rispose: "Semplice soldato".
Francesco
De Sanctis il giorno dopo, a pranzo,
fece
sedere a tavola accanto
a lui il fratello, che aveva riveduto
con
grande gioia, e lo presentò a tutti
i commensali,
notabili della città di Avellino.
Il 27 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi
nominò,
da Caserta, Francesco De Sanctis Ministro
della Pub-
Blica Istruzione, che andò ad abita
re, insieme
al suo carissimo Foglia, presso il
cugino
Giovannino De Sanctis, alle Chianche
della
Carità.
Racconta Geremia Foglia che Francesco
De
Sanctis a Napoli, in una sera sul finire
di quell'anno, nella predetta modesta
abitazione
si presentò, in incognito, un personaggio
dallo sguardo severo, dall'aspetto
austero,
dagli occhi profondi e pensosi, dal
volto
taciturno, incorniciato da una folta
e corta
barba, il quale chiese del De Sanctis.
Una
volta giunto al suo cospetto si chiuse
insieme
a lui in una camera appartata e con
lui stette
a colloquio per più di un'ora, senza
che
nulla mai trapelasse del loro abboccamento.
Quello sconosciuto, le cui gesta impressero
un'orma indelebile e profonda nella
storia
del nostro Risorgimento, era Giuseppe
Mazzini.
Ai princìpi del nuovo Regno d'Italia,
Francesco
De Sanctis, nominatoMinistro della
Pubblica
Istruzione, andò ad abitare a Torino,
insieme
a Domenico Geremia Foglia, in uno sfarzoso
appartamento al secondo piano di via
San
Lazzaro n.26.
Un giorno si presentò uno dei superstiti
dell'infelice famiglia Rotondi, i cui
componenti
furono massacrati e le loro case saccheggiate
nella reazione di Torre le Nocelle,
un paese
della provincia di Avellino, scoppiata
nei
primi giorni del settembre 1860.
E Francesco De Sanctis, commosso al
pietoso
ricordo della fine miseranda di quei
patrioti,
chiese a Domenico Geremia Foglia di
presentare,
in nome suo, quel disgraziato Rotondi
al
Primo Ministro che era Camillo Benso
Conte
di Cavour.
E Cavour accolse affabilmente quei
due, li
ascoltò benigno, si dolse che la petizione
a lui rivolta fosse scritta in elegante
cartoncino
a disegni, mentre sarebbe bastato redigerla
su di una carta comune, li complimentò
con
molte cortesie e dopo due giorni nominò
Rotondi
Ufficiale della Dogana a Salerno.
Domenico Geremia Foglia tornò a Baiano
semplice
notaio, fedele al monito eroico di
non cercare
mai la ricompensa oltre la coscienza
del
compito assolto. Autorizzato a fregiarsi
della medaglia commemorativa per la
campagna
1860/1861, venne pensionato quale superstite
della guerre per l'Indipendenza d'Italia
e venne nominato Cavaliere della Corona
d'Italia
per le sue benemerenze.
11 16 aprile 1917, a 91 anni, Domenico
Geremia
Foglia, onore di queste contrade e
testimonianza
vivente di un'epoca eroica, terminava
la
sua vita terrena.
L'amministrazione comunale di quell'epoca
offrì, a sue spese, un loculo nella
cappella
principale del cimitero di Baiano,
a titolo
di gratitudine per raccogliere i resti
mortali
dell'insigne cittadino, con la seguente
dizione
sul marmo:
Domenico Geremia Foglia
26 novembre 1826 - 16 aprile 1917
Rivendicò sulle barricate napoletane
del
15 maggio 1848
contro l'insidia borbonica
le prime Guarentigie costituzionali.
Nel carcere, nella persecuzione, nel
Gabinetto
del Ministro,
negli uffici civili della rinnovata
Italia,
visse con la stessa fiamma, la stessa
fede:
DIO PATRIA FAMIGLIA.
Nulla chiedendo per l'offerta completa
della sua anima dolce.
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