Figli illustri di Baiano
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Annibale Picciocchi

(dal libro "Trame antifrancesi a Baiano nel 1807" di Domenico D'Andrea e Silvino Foglia)

I Picciocchi di Baiano: una famiglia fedelissima ai Borboni

Serbo nel mio archivio personale numerosi documenti del passato, ereditati dai miei avi. Tra questi ve ne sono anche alcuni che riguardano la figura di don Annibale Picciocchi e dei suoi familiari.
Infatti risalgono all'inizio del 700 gli stretti rapporti ed i vincoli di amicizia tra la famiglia Foglia ed i Picciocchi a Subaiano. Nel tempo vi è stato tra i due gruppi familiari un continuo scambio di documentazione di vario tipo e comuni interessi nei più variegati settori della vita sociale ed economica dei tempi andati. Tali rapporti con gli ultimi eredi Picciocchi si sono mantenuti sino ai primi anni della mia gioventù: donna Isabella Picciocchi, donna Maria Teresa Picciocchi e don Alfonso Picciocchi abitavano nel palazzo cosiddetto "di sopra" ed il sacerdote don Giuseppe Picciocchi nel palazzo cosiddetto "di sotto". Quest'último, ricordo, ci teneva ad essere chiamato dalla comunità del rione "don Annibale" un richiamo, forse, a una lontana immagine del suo antenato di fede borbonica.
Di seguito trascrivo testualmente una parte di quei documenti in cui vengono riportate le attività e gli interessi della famiglia Picciocchi e che contribuiscono a lumeggiare lo spaccato della vita quotidiana di quell'epoca storica.
Il sacerdote Don Antonio Foglia, in un suo manoscritto della seconda metà del '700, descrive la morte di un suo giovanissimo scolaro, a nome Aniello Picciocchi, di anni 13, "compianto da tutta la gente di Baiano, sua patria; l'ebbi mio scolaro per anni sette, cominciando ad istruirlo dall'abbecedario, tantocbé morì in stato che aveva una chiara intelligenza ed attività da tradurre, dal latino in italiano, favella qualsiasi latina dal libro. Il di lui cadavere, da funebre pompa, nella chiesa di Santa Croce associato, in dove, fatti pietosi funerali e sacrifici, fu in un cassetto di tavole riposto ed indi nella tomba di don Alessandro e di don Nicola Picciocchi, suoi consanguinei di terzo grado, quella tomba io dico che davanti la cappella di San Nicola formata si vede, ivi fu calato e sepolto".
Sempre don Antonio Foglia nel citato manoscritto descrive l'omaggio di un cavallo nel seguente modo: "Nell'anno 1776, addì luglio, ricevei da don Alessandro Picciocchi un cavallo novello, comperato da esso in Sant'Elia, luogo dove esso presiedeva e presiede col titolo di Agente Generale di quelli Stati, comprato il suddetto cavallo per ducati 27 oltre a carlini 17 per Serratura e trasporto".
Ed infine parla della vendita di alcuni immobili: "Un antenato di famiglia Stefano Foglia e figli Francesco ed Andrea vendettero a don Alessandro e don Annibale Picciocchi un comprensorio di case attaccate con i loro beni ereditari o, per meglio dire, col palazzo ereditato del fu don Nicola Picciocchi di loro zio di secondo grado". In un altro documento, le autorità civili, i religiosi ed i cittadini benemeriti di Baiano, l'8 novembre del 1815, vale a dire nel periodo della Restaurazione dopo il Congresso di Vienna, riabilitarono con un atto pubblico un loro concittadino, rimasto fedele alla casa regnante dei Borboni, don Annibale Picciocchi, il quale per la sua lealtà al re Ferdinando IV aveva subito la confisca di tutti i propri beni a Baiano ed inoltre un suo zio sacerdote fu deportato in Francia, a Briançon, dove morì. Il documento, sul quale è affisso il timbro del Comune di Baiano, per attribuirgli il giusto valore legale, si conclude con le firme delle autorità civili, dei religiosi e dei cittadini benemeriti certificate dai Notari Angelo De Stefano ed Andrea Candela. Ora ve lo trascrivo integralmente:
"Attestiamo noi qui sottoscritti Eletti, Decurioni (n.d.a.: membro dell'Amministrazione Comunale), Parrocki e Particolari Cittadini del Comune di Baiano, in Distretto di Nola, Provincia di Terra Lavoro, cbe il nostro concittadino Sig. D. Annibale Picciocchi è stato sempre un uomo di ottima morale, d'illibati costumi ed attaccato all'ordine pubblico. Ha egli in ogni occasione dimostrato vero esempio di attaccamento e fedeltà al nostro legittimo Sovrano Ferdinando IV, avendone date non equivoche riprove in tutti i riscontri".
"Egli seguì la reale famiglia in Sicilia e ciò fu causa dell'arresto del suo zio sacerdote don Nicola Picciocchi, il quale dopo aver sofferto un lungo e penoso carcere, fu eliminato in Briançon".
"Furono i suoi beni tutti confiscati e indi i territori denominati Starza a Subaiano venduti al Sig Colonnello Mugnoz per la somma di ducati 3. 000 ed altri donati come lo furono la vigna via Taverna e il territorio S. Matteo dati al Sig. Giovanni Fortunati e gli altri suoi beni e case restarono in demanio, né alla sua famiglia fu dato verun assegnamento o soccorso ancbe a causa di alimenti".
"Tornato egli dalla Sicilia, dopo un lungo arresto nel forte del Carmine sotto stretta sorveglianza della Polizia, fu restituito in questo Comune sua Patria, ove si è condotto sempre da ottimo cittadino, promovendo, in ogni incontro e con tutto l'entusiasmo, fedeltà ed attaccamento al nostro legittimo monarca Ferdinando, per cui si è reso meritevole di buoni uffici e degli elogi dell'intera popolazione. E per essere ciò la verità, ne firmiamo il presente".
Baiano, otto novembre 1815.
Seguono le firme delle autorità civili, certificate dal Notaro Angelo De Stefano:
l° Eletto Mattia Ferrara, 2° Eletto Angelo Borzelli, Decurione Domenico Candela, Decurione Giuseppe Foglia, Decurione Giovanni Battista Bocciero, Decurione Alessandro Sgambati, Decurione Giuseppe Vetrani, Decurione Giuseppe Colucci, Decurione Tommaso Sales,D ecurione Pasquale Di Masi.
Seguono, poi, le firme dei religiosi, certificate dal Notaro Andrea Candela:
Parroco Nicola Miele, Parroco Luca Picciocchi, Sacerdote Francesco Colucci, Sacerdote Emanuele Napolitano, Sacerdote Camillo Masi, Sacerdote Pasquale Lippiello, Sacerdote Carmine Napolitano, Sacerdote Stefano De Stefano, Parroco Tommaso Maria Borzelli, Sacerdote Giovanni Napolitano, Sacerdote Francesco Sgambati, Sacerdote Benedetto Candela, Sacerdote Filippo Candela, Sacerdote Giovanni Candela, Sacerdote Pasquale De Stefano, Sacerdote Giuseppe Vetrano, Sacerdote Domenico Montano, Sacerdote Mauro Incoronato, Sacerdote Giuseppe Piccioccbi.
Ed infine quelle dei cittadini benemeriti:
D. Fisico (n.d.a.: Medico) Pasquale Candéla, D. Fisico Giovanni Ferrara, Baldassare Peluso, Benedetto Incoronato, Biagio Bocciero, Andrea Boccieri, Domenico Bocciero, D. Fisico Pasquale Miele, Domenico Foglia, Giovanni Belloisi, Giuseppe Masi, Giovanni Picciocchi, Luigi Incoronato, Giuseppe Sgambati, Felice Incoronato, Filippo Incoronato, Bernardo Severo, Domenico Lippiello, Francesco Ferrara, Giovanni Piccioccbi, Antonio Candela, Vito Litto, Pasquale Fusco, Francesco Sales, Carmine Bellofatto, Lorenzo Campanile, Micbele Colucci, Carlo Di Masi, Nicola Bellofatto.
In un ulteriore documento, un permesso redatto l'8 maggio 1826, su carta intestata, anche se privo di timbro e di numero di protocollo, a firma del Principe di Canosa, Segretario di Stato e Ministro della Polizia Generale, veniva autorizzato l'ingresso a Napoli di don Annibale Picciocchi tutti i giorni ad eccezione del mercoledì e del sabato.
Don Annibale Picciocchi scrisse di suo pugno, in data 21 maggio 1838, il suo testamento olografo. Mori il 12 gennaio 1840 e lasciò superstiti nove figli: don Alessandro, don Giuseppe, don Nicola, don Tommaso, donna Carmela, donna Caterina, donna Beatrice, nonché donna Luisa edonna Maria Teresa, procreati da legittime nozze con donna Isabella Sirignano.
L'apertura e la lettura del testamento avvenne, alla presenza di tutti gli eredi, nella casa del notaio Giovanni Boccieri del fu Pasquale, residente a Baiano in via Teglia. Il documento è una stesura lunga e dettagliata su 13 fogli di carta uso protocollo, scritti davanti e di dietro, con una scrittura sbiadita dal tempo e di difficile lettura. In esso sono ben 25 i punti trattati, in cui vengono indicate le disposizioni ereditarie, le assegnazioni di terreni, le spartizioni dei beni immobiliari, dei giardini, delle cisterne e delle somme di ducati, da dividere, il tutto, a favore dei familiari, nessuno escluso, di don Annibale, nonché gli obblighi di messe e di beneficenze.
In un altro documento del 3 agosto 1860, infine, Francesco II di Borbone nomina "don Tommaso Picciocchi del fu Annibale chirurgo condotto del comune di Quadrelle in rimpiazzo (cioè in sostituzione) di don Pasquale Mauro trapassato ".
(Silvino Foglia)