L'Eremo di Gesù e Maria


(Articolo del prof. Gianni Amodeo, pubblicato sul Meridiano, Anno IX - N. 3 del 31 Marzo 2002)

BAIANO: 21-03-2002
L'EREMO DI GESU' E MARIA RESTITUITO ALLA COMUNITA'

Il programma di ripristino conservativo del complesso è stato realizzato dalla civica amministrazione, in collaborazione con la Soprintendenza di Avellino-Salerno. Per l'inaugurazione, concelebrazione eucaristica, officiata dall'arcivescovo di Nola, monsignor Beniamino Depalma

E' restato abbandonato per lungo tempo, nello squallore totale e nella precarietà del degrado inarrestabile, fino a trasformarsi in un rudere. Ora è rifiorito nell'originaria conformazione architettonica, costituita dai materiali "poveri" dell'epoca, in cui fu realizzato, tra il '300 e il '400, secondo fonti attendibili; materiali, costituiti da pietra calcarea e da lapilli, così com'erano disponibili nella stessa area collinare; una rifioritura, che si deve all'impulso della civica amministrazione, diretta dal sindaco, il professore Raffaele Napolitano, con la collaborazione della Soprintendenza di Avellino-Salerno, per la coordinazione e gestione dei lavori, previsti dal progetto, redatto dall'ufficio tecnico dell'Ente di corso Garibaldi. Un programma, realizzato in economia, con un impegno di spesa di 150 mila euro, pari a 300 milioni circa.
E' l'eremo di Gesù e Maria, sull'omonima collina, immerso nel verde di plurisecolari oliveti, radicati tra le rocce e il suolo calcareo, perennemente baciati dal sole; una condizione, che ne rende la linfa d'intensa qualità, con frutti di singolare pregio e minimi gradi di acidità.Ma anche uno scenario paesaggistico e naturalistico di straordinaria attrattiva, da tutelare e valorizzare con sentieri in terra battuta e , semmai, con leggere strutture lignee, preservandolo nella sua integrità con il recupero dei tradizionali terrazzamenti a secco, proprio come un parco. E senza subire gli ingannevoli miraggi dell'edilizia d'assalto, che contraddistingue il "partito del cemento", i cui adepti non mancano mai.
Unico quanto significativo bene di interesse storico-culturale della comunità cittadina, l'eremo ripristinato nell'agibilità, si presenta con il caratteristico "orto della meditazione", circondato da mura a secco e con il tipico pozzo, recuperato pezzo su pezzo, per la raccolta dell'acqua piovana, anche se l'approvviginamento idrico è stato assicurato da una condotta sotterranea dal vicino "casotto" dell'acquedotto intercomunale Avella-Baiano-Sperone; un orto, in cui sono stati messi a dimora alberi, cespugli e fiori.E sono gli ambienti interni, a dare dell'eremo una fisionomia di particolare accoglienza; una sequenza di piccole stanze, con i ristrtti gradini delle altrettanto piccole scale, mentre i solai, realizzati secondo le tecniche costruttive dei nostri giorni, sono rivestiti di legno, come in origine; e gli infissi di fine castagno conferiscono al complesso un'impronta di limpida sobrietà. E poi c'è il belvedere. Una balconata, da cui è possibile osservare la lingua del viadotto autostradale, che s'impenna verso Monteforte, o, nel versante opposto, proiettare lo sguardo verso il cuore della Campania felix. Di straordinaria suggestione, la visione panoramica, offerta, nelle ore serali, dal presepe delle tante e multiformi luci della vallata; luci, che disegnano la fitta conurbazione della pianura nolana, fino a Pomigliano d'Arco.
L'eremo di Gesù e Maria e di Paolino di Nola. Di proprietà comunale, il complesso è stato ceduto dall'amministrazione, in comodato d'uso, a titolo gratuito, alla curia diocesana di San Felice e San Paolino, mentre la gestione è affidata alla comunità parrocchiale di Santo Stefano e a suor Costanza, che vive la scelta dell'eremita, realizzando eccellenti lavori di restauro e icone su legno.
Un passaggio simbolico e di prassi, secondo le consuetudini, con la specifica novità della consacrazione dell'eremo "anche" a Paolino di Nola, il Santo della povertà e della cultura, autore dei celebri "Carmi", che costituiscono la pietra angolare della civiltà paleocristiana. Paolino, che nacque a Bourdeaux e fu governatore della Campania romanizzata, è una figura di eccezionale caratura morale, tanto che, dopo la conversione al cristianesimo, si liberò delle notevoli ricchezze, di cui disponeva in Aquitania, Spagna e Campania, per farne dono ai poveri. Un interprete convinto del Vangelo.
L'omelia dell'arcivesco Depalma e l'appello alla coerenza. Per la cerimonia inaugurale, in tanti si sono ritrovati nello spazio dell'eremo, partecipando alla concelebrazione, officiata dall'arcivescovo Beniamino Depalma. Una concelebrazione, scandita dall'omelia che il presule sviluppava sui temi della Quaresima e della Pasqua, nello spirito del Vangelo e della riscoperta di Cristo, nella quotidianità dell'agire. Di rilievo l'appello all'etica della responsabilità verso il bene comune per quanti si professano cristiani; un'etica, che ha come stella polare la ricerca della Verità. Una ricerca, da rapportare ai valori del messaggio evangelico, e alla loro radicalità; una ricerca, ch'è approfondimento e riconoscimento delle "ragioni degli altri", dei prinìpi di giustizia e di rispetto della dignità umana.
E dalla metafora del miracolo di Lazzaro, che Gesù fa rivivere, invitando i presenti a liberarlo dalle fasce e bende della sepoltura, Depalma faceva scaturire le ragioni per le quali i cristiani sono chiamati a liberarsi da vincoli e legami, per vivere la pienezza degli ideali evangelici. Un appello alla coerenza e alla diretta assunzione di responsabilità nella "costruzione" della società, giorno dopo giorno, senza concessioni di deleghe e fughe dall'impegno civile.
La chiesa: un recupero programmato. E' un tassello importante, quello del ripristino dell'eremo. Ma, per completare il programma, va recuperata anche la chiesa annessa. Un intervento, che potrebbe essere realizzato a breve. "Per il recupero conservativo della chiesa-spiega il sindaco Napolitano- siamo fiduciosi nell'esito positivo del piano integrato territoriale della Valle del Clanio, con l'acquisizione dei finanziamenti necessari. Le schede e il progetto, messo a punto dall'ufficio tecnico comunale, si riferiscono proprio alla chiesa di Gesù e Maria. Una documentazione progettuale, ch'è stata fatta secondo i criteri richiesti dal pit, a cui partecipiamo, confidando in pieno nella valorizzazione del patrimonio archeologico di Avella, determinante per la crescita del nostro comprensorio".